È bene per voi che io me ne vada perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; se invece me ne vado, lo manderò a voi.

I discepoli sono tristi. L'amico che avevano imparato a conoscere e amare, condividendo con lui gioie e fatiche, consolazioni e insuccessi, sta per lasciarli. Intuiscono il dramma e non ne vedono lo sbocco, sanno che Gesù morirà e non capiscono perché, vorrebbero difenderlo, e sentono confusamente che ciò non sarà possibile, di più, che lui stesso non vuole. Gesù continua la sua paziente pedagogia, spiega loro che tutto ciò è necessario. Perché sia compiuta la rivelazione, non basta la consuetudine terrena con Gesù di Nazaret. Bisogna che ci sia una comprensione più profonda, e solo lo Spirito potrà darla. I discepoli devono essere messi alla prova, superare lo strappo dell'abbandono, incamminarsi sulla via indicata da Gesù. Solo allora sapranno di non essere soli, lo Spirito farà chiarezza in loro. Allora si vedrà che il vero peccato è non credere nel Figlio di Dio, che la vera giustizia è quella del Padre, che rende giusti, che il giudizio è già pronunciato e Satana già condannato.

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