2022 - mons. Franco Cecchin del martedì 23 agosto 2022

Santa Rosa da Lima, vergine

La Parola di Dio di oggi da una parte è una parola amara, perché la vicenda del re empio ci porta a riflettere sul fatto che non fidarsi di Dio e correre dietro agli idoli significa fallire, dall'altra parte è una parola di incoraggiamento, perché abbiamo un insegnamento del Signore Gesù sul non avere paura di fronte alle persecuzioni.

Fin dall'inizio la narrazione della prima lettura dà un quadro del tutto negativo del re Acaz. Il bilancio dei suoi conflitti con gli aramei e gli israeliti del nord è stabilito senza pietà. Questo re visse dal 736 al 721 a.C. In un tempo di grave pericolo per il suo regno, non volendosi unire alla coalizione di Israele e di Damasco contro la Siria, è minacciato con l'assedio. Vista la situazione disperata, egli invoca l'aiuto della Siria. Il profeta Isaia, in nome di Dio, lo sconsiglia e lo invita a confidare solo in Dio: «Sta' tranquillo, non temere, chiedi un segno del Signore tuo Dio». Ma Acaz risponde: «Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore». Allora Isaia dice: «Ascolta, casa di Israele: ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio, lo chiamerai Emanuele» (17,4.11-14).

Annuncio di una nascita misteriosa che l'evangelista Matteo vedrà realizzata nell'avvento di Gesù, il vero Emanuele, nato dalla vergine Maria per opera dello Spirito Santo (cf Matteo 1,23). È questo il grande disegno divino in ordine alla salvezza di tutte le genti. Ma Acaz non si fida. Sul piano più specificamente religioso e cultuale questo re introduce nel suo regno il politeismo, favorendo il culto delle alture, facendo erigere nel tempio di Gerusalemme un nuovo altare dei sacrifici secondo il costume assiro. Assai duro è il giudizio della Bibbia nei suoi confronti: «Egli non fece ciò che è retto agli occhi del Signore, come Davide, suo antenato».

È una storia amara, terribile, una storia che deve farci riflettere. In ogni caso, un'alleanza fondata sulla fiducia dei falsi dei conduce il Paese alla rovina, alla più oltraggiosa idolatria, sostituita al culto vero di Dio. Quando morì questo re fu sepolto a Gerusalemme, ma non nel sepolcro dei re di Israele. Una vicenda squallida, terribile e triste, che deve farci riflettere: come la fedeltà nei confronti di Dio costruisce già nell'oggi nella positività, così l'infedeltà e l'idolatria portano al fallimento proprio e altrui.

Il secondo insegnamento di Gesù nel Vangelo di Luca è un invito al coraggio, alla fiducia in tempo di persecuzione. Gesù non garantisce ai discepoli, che con linguaggio giovanneo chiama «amici miei», la tranquillità e l'immunità di fronte alla violenza repressiva, ma indica a essi la vera radice della libertà: la vittoria sulla paura della morte. Il prepotere repressivo degli uomini, anche se può ricattare l'uomo con la minaccia della morte, non può intaccare il destino definitivo del discepolo che è nelle mani dell'unico Signore della vita e della morte. La libertà di fronte alla morte non è frutto di una convinzione filosofica o di ottimismo religioso a oltranza, ma la garanzia storica della vittoria di Gesù, il Figlio dell'uomo, che ha percorso per primo il cammino della libertà, attraverso e al di là della paura della morte.

Per i cristiani la forza di reagire in ogni situazione, anche alla violenza fisica , nasce da questa consapevolezza dell'evento della passione, morte e risurrezione del Signore Gesù.

Abbiamo la certezza, guardando il crocifisso risorto, che l'ultima parola, la parola definitiva su di noi, non la dice la morte, ma il Dio di Gesù: un Dio che ha avuto da Dio Padre la consegna di ciascuno di noi e nessuno può rapirci dalle sue mani. Ma turiamo questa consapevolezza: per essere uomini e donne coraggiose, con la spina dorsale, è necessario chiedere con insistenza a Cristo risorto con i segni della croce che ci doni una capacità incrollabile di reagire e perseverare. Tutto ciò nasce da una fede profonda nel Signore Gesù. Tale forza, infatti, non ci viene perché siamo più bravi degli altri, ma perché c'è una comunione profonda con il Gesù di Nazareth.

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