DAVIDE E GESÙ

Ritorna insistente nei tre testi di questa domenica il nome di Davide. Si racconta nel primo testo come proprio questo ragazzo venga scelto da Dio per essere consacrato re. Paolo, nel secondo testo, riporta una breve antichissima formula di fede che appunto indica Gesù come discendente del re Davide. E il passo evangelico riferisce l’opinione della gente che riteneva il Messia discendente di Davide. Ripetutamente Gesù è presentato come figlio di Davide, appartenente alla sua discendenza. La gente lo acclama quando entra in Gerusalemme così: “Osanna, gloria al figlio di Davide” (Mt 21, 9). Per noi non è consueto rivolgerci a Gesù chiamandolo Figlio di Davide; preferiamo altri titoli come Signore, Salvatore, figlio di Dio… Rivolgerci a Gesù come ‘figlio di Davide’ vuol dire situare Gesù dentro la storia, dentro la serie dei discendenti del re Davide. Vuol dire radicare nella terra questo Messia-Inviato da Dio, riconoscerne l’appartenenza al popolo ebraico.
Scrutiamo un momento questa appartenenza di Gesù alla discendenza di Davide. Come abbiamo letto nella prima lettura Davide, il più piccolo dei figli di Iesse, contro tutte le consuetudini che avrebbero voluto il primogenito come candidato alla consacrazione regale, viene scelto da Dio mostrando così, ancora una volta, che le scelte di Dio non seguono sempre le logiche naturali. Anzi, proprio l’ultimo, il più piccolo, è oggetto di una singolare predilezione di Dio che appunto innalza i piccoli, gli ultimi. Come canta Maria: “Dio ha guardato alla piccolezza della sua serva…” (Lc 1,48). La storia di Davide ci riserva altre sorprese. La sua è una storia di indegnità e al tempo stesso di stupenda bellezza. In Davide convive il canto più alto e limpido a Dio insieme allo squallore più abissale. Davide arriva al punto di far in modo che muoia in battaglia il marito di Betsabea, una donna che egli voleva possedere. E quando si renderà conto del suo delitto dalle sue labbra sgorgherà una delle più accorate preghiere di confessioni della propria colpa. Ancora oggi noi preghiamo con i Salmi che almeno in parte appartengono al genio poetico di questo re squallido e grande, capace di un delitto e cantore stupendo di Dio. Gesù appartiene alla discendenza di Davide: i suoi antenati non sono tutti uomini e donne dalla vita integra, anzi. E’ proprio vero: Dio sa scrivere diritto anche su righe storte.

Il figlio del carpentiere
Ma la pagina evangelica non si limita a ricordarci questa appartenenza di Gesù alla famiglia di Davide, afferma anche che Gesù è chiamato da Davide suo Signore, anzi che siederà alla destra di Dio. Gesù non sarà soltanto figlio, discendente di Davide, uomo impastato di fango come di fango era impastato il re Davide. Gesù sarà altro e più che figlio di Davide. Attraverso questo testo siamo avviati a intuire il mistero di quest’uomo che i contemporanei chiameranno anche ‘figlio del carpentiere’ e nel quale Dio stesso si è manifestato. Mistero di questo lontano discendente di Davide eppure più grande di lui. Viene dopo Davide, appunto da lui discende eppure è prima di lui, è più grande di Davide che lo chiama suo Signore. Il nostro testo non dice di più, ci lascia intuire la misteriosa grandezza di Gesù di Nazareth. Ancora una volta siamo alle prese con il mistero di quest’uomo che sta sì dentro una famiglia umana, quella di Davide, eppure ha una origine più che umana. La fede dirà che è figlio di Dio. Solo davanti a lui mi inginocchierò.

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