2020 - padre Rinaldo Fabris del mercoledì 28 settembre 2022

San Venceslao, martire

La trama della parabola è elaborata in modo tale da mettere in risalto la scena del rendiconto dei servi al ritorno del loro signore. Dieci servi è un numero completo, come le dieci mine, equivalenti a mille denari.

Ma il resoconto si limita a tre servi rappresentativi, secondo un modo di procedere tipico dei racconti parabolici. I primi due servi hanno eseguito fedelmente l'ordine ricevuto dal loro signore di far fruttare il denaro loro affidato, e così si sono dimostrati degni di fiducia per una responsabilità più grande.

Contrasta con questa fedeltà e responsabilità attiva l'atteggiamento del terzo servo il quale ha custodito la mina ricevuta e la riconsegna intatta al suo padrone. Egli giustifica ii suo comportamento con la paura generata da un giudizio sul padrone ritenuto uomo duro ed esoso. Ma è proprio questo rapporto distorto con il padrone la ragione ultima della rovina del servo.

Chi rappresenta questo servo? Ciò che caratterizza questo personaggio è la paura; una paura paralizzante che si proietta in modo sinistro nel rapporto con il padrone. Ora nella tradizione evangelica il ruolo del servo pauroso e sospettoso è ben rappresentato dagli scribi e dai farisei i quali, per paura delle trasgressioni, hanno avviluppato il dono di Dio, la sua parola, rivelazione e legge, in una siepe di prescrizioni; hanno ridotto il rapporto dell'uomo con Dio a un rapporto di paura con un padrone duro ed esoso; è questa paura che toglie all'uomo ogni iniziativa e libertà.

Solo un rapporto nuovo di fiducia e di amore con Dio, quello inaugurato da Gesù, rende l'uomo libero dalla paura, gli restituisce il gusto della creatività, dell'iniziativa e del rischio; l'uomo libero di amare è in grado di prendere a cuore gli interessi di Dio e di rispondere con audacia e coraggio alla sua generosità.

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