Alla fine dei nostri giorni, ascolteremo da Dio le parole: "Bene, servo buono", oppure "ti giudico, servo malvagio". L'esistenza di un giudizio personale è vera e sicura. Il Catechismo ce lo ricorda nel n. 678: «In linea con i profeti e con Giovanni Battista, Gesù ha annunziato nella sua predicazione il giudizio dell'ultimo giorno. Allora saranno messi in luce la condotta di ciascuno e il segreto dei cuori. Allora verrà condannata l'incredulità colpevole che non ha tenuto in alcun conto la grazia offerta da Dio. L'atteggiamento verso il prossimo rivelerà l'accoglienza o il rifiuto della grazia e dell'amore divino. Gesù dirà nell'ultimo giorno: "Ogni volta che avete fatto queste cose ad uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me" (Mt 25, 40)».

È molto importante non dimenticare che Dio è il Giudice Supremo. Talvolta ci sentiamo dispiaciuti di non esser valorizzati come meritiamo, di essere fraintesi. Ci preoccupa ciò che gli altri pensano di noi, come ci giudicano, come vedono le nostre azioni. Vivendo così, non potremo essere felici, perché non è possibile soddisfare sempre tutti. Se, invece, teniamo in mente che Dio è il nostro Giudice, che ci osserva teneramente giorno e notte, che sa meglio di noi stessi quali sono le nostre fatiche, le nostre intenzioni e i nostri sogni, allora sperimentiamo la vera pace. "Bene, servo buono", ci dice Dio ogni volta: che le nostre buone opere sono malintese. "Bene, servo buono", ci dice Dio ogni volta che il nostro sforzo non è retribuito. "Bene, servo buono" ci dice Dio, quando ci pentiamo dei nostri errori.

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