2010 - Benedettine dell'Adorazione perpetua del venerdì 23 settembre 2022

San Pio da Pietrelcina, sacerdote

Niente è impossibile a Dio. 

Davanti alla tristezza del notabile ricco incapace di lasciare le sue ricchezze per seguirlo, Gesù ripete la stessa frase che l’arcangelo Gabriele ha pronunciato nella casa di Maria di Nazaret nel momento dell’Annunciazione. 

Parrebbe che il prodigio di un cammello che passa per la cruna di un ago richieda la stessa grazia divina dell’Incarnazione. 

Per abbattere la durezza di un cuore appagato da ciò che possiede e incapace di guardare in alto, Dio deve effondere la pienezza della sua forza. 

Altrimenti chi si salverebbe? 

Siamo tutti ricchi, se non in denaro e averi, in orgoglio e superbia. 

Ma Dio non si arrende neppure davanti alla piccolezza di una cruna e alla grandezza di un cammello. 

Egli può compiere il miracolo di un ricco che si salva. 

Ma egli ama i poveri, quelli di cui parla Giacomo nella prima lettura. 

Ama chi non ha nulla e si mette all’ultimo posto, perché solo loro hanno spazio per accogliere la grandezza del regno di Dio. 

Chi è ricco non desidera più e chi non desidera non ama. 

Chi è ricco tanto facilmente è ingiusto: ce lo descrive il salmo responsoriale. 

Giudichiamo alla luce del vangelo odierno il nostro cuore. 

Se qualcosa ci rimprovera, poniamo la nostra fiducia in Dio: egli, a cui nulla è impossibile, potrà donarci la forza di lasciare tutto per amore suo. 

Così la tristezza non peserà su di noi, ma ci sarà data la grazia di avere una giusta scala di valori in cui al primo posto ci siano Dio e il suo regno. 

Tutto il resto ci sarà dato in aggiunta.

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