Il Vangelo di oggi è di una chiarezza disarmante: non abbiate paura, perché coloro che possono farvi fisicamente del male non avranno l’ultima parola su di voi. La condizione perché questa parola si attui è quella di affidarsi al Signore. Ma questa fiducia non è semplice: non ci mette al riparo da persone o situazioni che possono farci del male; non ci avvolge in una nube impenetrabile né ci nasconde in un riparo rassicurante; anzi, spesso ci espone alla reazione degli altri, provocati da azioni e parole scomode per loro. Allora come non avere paura? La fiducia in Dio ci apre a un’altra dimensione, invisibile agli occhi ma non per questo meno reale: ci rivela che l’uomo non è fatto solo di carne e sangue, ma anche dello spirito di Dio, quello spirito libero che è l’immagine di Dio in noi. È qui che risiede la vita vera, quella da proteggere veramente. Dobbiamo difenderla non solo da chi la minaccia esternamente, ma soprattutto da chi la attacca internamente e cerca di recidere quel legame con Dio in ogni dolore, fatica, prova.

Recidere questo legame è la tentazione in cui cade Acaz, nella Lettura. Di fronte alla minaccia di un attacco nemico, anziché porre la sua fiducia in Dio – qualunque sia il destino cui il regno di Giuda andrà incontro – il re preferisce affidarsi ad altri, che gli danno l’illusione di saper salvare «il corpo», la sopravvivenza del suo regno e del suo potere. La fiducia in Dio non promette vane salvezze, vittorie materiali, ma assicura che, anche nella sconfitta più grande, il Signore è lì, presente accanto al suo popolo per aiutarlo a non avere paura, per dargli la forza di sostenere una tale crisi, per fargli intravvedere come rinascere dalle macerie della distruzione. Ma Acaz preferisce un’altra via, la via degli idoli, la via di chi promette di salvare il corpo, perché in realtà vuole sottomettere e uccidere lo spirito, la vera vita in noi, l’immagine di Dio in noi.

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