Il Corpo e Sangue del Signore sono infatti il sostegno della Chiesa nel suo avanzare nel tempo, nell'attesa di giungere alla terra promessa. Anzi è la Celebrazione stessa dell'Eucaristia che «dà impulso al nostro cammino storico, ponendo un seme di vivace speranza nella quotidiana dedizione di ciascuno ai propri compiti» (EdE 20).

La Solennità odierna rende particolarmente evidente questa dimensione "nomadica" della Chiesa: la processione eucaristica che si snoderà con sfarzo o semplicità, con partecipazione di folle oceaniche o piccole ma ardenti comunità, guidate da cardinali o da semplici curati di campagna, nelle megalopoli distratte o nei borghi in cui ancora si esprime la fede mediante gli accorgimenti che la pietà popolare ha consegnato, è la manifestazione, oserei dire "quasi-sacramentale", della Chiesa pellegrina al seguito del suo Sposo. Si! È un corteo nuziale quello che si dipanerà lungo le nostre strade e di questo corteo è chiamato ad avere tutte le caratteristiche.

Ma ritorniamo con lo sguardo della fede alla centralità del mistero che oggi celebriamo: la presenza vera, reale, sostanziale (CCC 1374) del Signore Gesù in mezzo al suo popolo, facendoci illuminare dalla liturgia odierna.

La presenza del Signore Gesù in mezzo a noi, lo sappiamo bene, non è esclusivamente legata al Pane e al Vino eucaristici (cf. CCC 1373) ma la singolarità della presenza di Cristo in mezzo ai suoi nel pane spezzato è data dalla caratteristica sacramentale di tale reale presenza. I segni non sono stati scelti a caso dal nostro Redentore: il pane e il vino, elementi alla portata di tutti, ricchi di significato per ogni civiltà, ma certo non nobilissimi per quanto utilissimi.

L'oro, l'argento, i diamanti non avrebbero accolto con maggior onore la presenza reale del Figlio di Dio fatto carne? Certamente sì, ma sarebbe mancata loro la caratteristica fondamentale del pane e del vino: la loro commestibilità, la possibilità di essere nutrimento dell'uomo. La presenza di Gesù in sacrificio è destinata alla piena assunzione da parte del credente perché possa formare un tutt'uno, anche corporalmente, con il suo salvatore e con tale gesto indicare la volontà di condividere il dono totale della propria vita al Padre e ai fratelli fino a diventare offerta sacrificale.

Il dono della Celebrazione Eucaristica, patrimonio Santo della Chiesa fin dalle sue origini (II lettura) è benedizione a Dio e da Dio (I lettura), ciò che presentiamo come cibo materiale ci viene restituito come alimento soprannaturale e anticipazione del banchetto celeste.

Benedizione e condivisione sono legati nella Celebrazione Eucaristica. Non ci sarebbe stato pane per tutti se non ci fosse stato chi avesse offerto i suoi pochi pani e piccoli pesci (Vangelo). Così nell'oggi della Chiesa: il sacramento dell'Eucaristia porta frutto nella nostra vita se il Pane che spezziamo, il Pane che mangiamo, il Pane che adoriamo ci porta a condividere quanto abbiamo con chi ha di meno. Nella gioia della celebrazione e nel silenzio dell'adorazione siamo chiamati a non dimenticare i tanti problemi del mondo:

«Basti pensare all'urgenza di lavorare per la pace, di porre nei rapporti tra i popoli solide premesse di giustizia e di solidarietà, di difendere la vita umana dal concepimento fino al naturale suo termine. E che dire poi delle mille contraddizioni di un mondo «globalizzato», dove i più deboli, i più piccoli e i più poveri sembrano avere ben poco da sperare? È in questo mondo che deve rifulgere la speranza cristiana! Anche per questo il Signore ha voluto rimanere con noi nell'Eucaristia, inscrivendo in questa sua presenza sacrificale e conviviale la promessa di un'umanità rinnovata dal suo amore. Significativamente, il Vangelo di Giovanni, laddove i Sinottici narrano l'istituzione dell'Eucaristia, propone, illustrandone così il significato profondo, il racconto della "lavanda dei piedi", in cui Gesù si fa maestro di comunione e di servizio» (EdE 20).

Ci rendiamo conto al fine che non siamo noi che portiamo il Corpo di Cristo, che non siamo noi che custodiamo lui, che non siamo noi che ci offriamo a lui ma che ancora una volta è Cristo presente tra di noi per essere nostro cibo che ci porta, ci difende, che si offre. Seguiamolo ora presente nel Pane e nel Vino, seguiamolo per le vie del mondo cantando «l'Alleluia dei pellegrini» per contemplare il suo volto in Cielo, lì dove giungeremo accolti da lui che «nell'Eucaristia ci dona il pegno della gloria futura presso di lui... ci identifica con il suo cuore, sostiene le nostre forze lungo il pellegrinaggio di questa vita, ci fa desiderare la vita eterna e già ci unisce alla Chiesa del cielo, alla beatissima Vergine e a tutti i santi». (CCC 1419).

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