Il Signore disse a Samuele: "Tu ungerai per me colui che ti dirò. (...) Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l’ho scartato (Saul), perché non conta quel che vede l'uomo: infatti l'uomo vede l'apparenza, ma il Signore vede il cuore". (1 Sam 16, 3. 7)

"Non lasciare andare a vuoto una sola delle parole del Signore" per Samuele significa ora esporsi addirittura alla ritorsione del re Saul che, rigettato da Dio, oppresso oramai di continuo da incubi e malinconie, verrà sostituito da uno migliore di Lui, il giovane Davide, il più piccolo dei figli di Iesse. Dio infatti ordina a Samuele di ungerlo re, sebbene ciò potesse apparire come un'indebita usurpazione del trono.
Ma perché proprio Davide, un semplice pastorello? Perché "l'uomo vede l'apparenza, il Signore vede il cuore", centro vitale in cui s'imbastiscono i rapporti con le cose, con gli altri, con Dio. Saul era stato scartato proprio perché duro di cuore. Ora Davide viene scelto perché il suo aspetto gentile e gli occhi puri lasciano intuire una profonda bellezza interiore.
Saul e Davide: i due volti della nostra umanità. Siamo alla stregua di Saul quando, pietrificati dall'avidità e dall'orgoglio, ci scagliamo contro tutto ciò che in qualche modo ci richiama alla verità di noi stessi. Sopraffatti dalla tristezza, proprio come Saul, rimaniamo in balia della nostra fragilità spirituale e psicofisica divenendo cupi e sospettosi, gelosi e invidiosi, pronti all'ira e incapaci di gratuità.
Quanto è bello piuttosto essere gentili d'aspetto e puri di cuore, limpidi semplici come Davide. Così è quando lasciamo che lo spirito del Signore si posi su di noi irrompendo nelle profondità del cuore fino a renderci audaci e forti, come lo sarà Davide dinanzi alla sfida del gigante Golia. Una sfida giocata e vinta non sulla forza, ma sulla fiducia in Dio, in nome suo. In una parola, "il Signore era con lui" – annota il testo sacro sintetizzando così le qualità del giovane scelto da Dio per regnare sul suo popolo.
Oggi nel mia pausa contemplativa, ponendo dinanzi a me, come specchio, la Parola del Vangelo guarderò alla mia interiorità. Cosa colgo? Intravedo, riflessi in me, i tratti amabili della divina Bellezza o scorgo ancora nella mia fragilità spirituale pesanti sacche di resistenza all'amore di Dio? Questa la mia preghiera: “Ridestami, Signore, al Tuo amore. Vigila sul mio cuore perché non si attardi inutilmente nella ricerca spasmodica dell'apparenza, ma coltivi la dimensione dell'essere come puro respiro esistenziale che libera via via dalle tossine dell'ego, rendendomi gradito a Te, semplice e puro”.

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