2018 - Casa di preghiera San Biagio del martedì 2 agosto 2022

Sant'Eusebio di Vercelli, vescovo

Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato. (Lc 10, 16)

Utilizzando per ben quattro volte lo stesso verbo in un solo versetto, Gesù ci mette in guardia dal "disprezzare" coloro che parlano nel suo nome, i discepoli, perché – dice – disprezzando loro, si disprezza Lui stesso e il Padre che lo mandato. Scaviamo più fondo. In greco, questo verbo è reso con il significato di "dichiarare nullo", "venir meno alla parola data", "ricusare il proprio assenso". Insomma, vanificare la volontà salvifica di Dio con la durezza di un cuore chiuso all'ascolto della sua Parola. Dire no a Dio. E dicendo no, invalidare nella nostra vita la salvezza annunciata da Gesù. Ecco perché l'atteggiamento opposto al disprezzo è l'ascolto: "Chi ascolta voi, – dice Gesù – ascolta me".
Così inteso, il testo ci tocca profondamente. Nessuno di noi infatti ritiene Dio "indegno di stima e di considerazione", cioè, in senso stretto, nessuno lo disprezza. Ma chi di noi può dire con altrettanta onestà di non averGli mai chiuso il cuore negandogli l'accesso in quegli angoli serrati dell'Ego dove s'annidano gli idoli costruiti dalle nostre mani? Quante volte ci siamo impantanati nella palude di desideri contrari allo Spirito, fino a venir meno, coi fatti più che con le parole, agli impegni del nostro Battesimo o della nostra consacrazione religiosa! Ecco: questa Parola tocca nel vivo quei desideri della carne che si oppongono decisamente all'opera santificatrice dello Spirito. E li tocca per cauterizzarli col Fuoco divino. Fino a guarirci. Perché la ferita del disprezzo di Dio si rimargini e diventi contrizione sincera nell'ascolto docile di Gesù-Parola che salva.
Oggi, nella mia pausa contemplativa, lascio affiorare quel dissenso ispido che talvolta respinge la Parola, soprattutto quando questa esige che mi liberi dai lacci dell'Ego per andare incontro alla volontà di Dio con cuore puro, con lo slancio dei bimbi del regno che s'affidano confidenti tra le braccia del Padre.
Grazie, Signore, perché ogni giorno dai l'occasione di fare verità in me stesso alla luce della Tua Parola che esige un assenso sincero, totale e perseverante. Un "sì" fedele e non edulcorato. Senza ribassi né superficialità.

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