2019 - Casa di preghiera San Biagio del domenica 31 luglio 2022

VIII DOMENICA DOPO PENTECOSTE - anno C

Gesù disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». (Mt 22, 21)

È un momento molto importante dell'affermarsi di Gesù come rivelatore del Padre. Intanto è interessante il fatto che gli stessi suoi interlocutori, pur non avendo altro intento che quello di "intrappolarlo", esprimono una lode di grande peso nei suoi confronti: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità e non hai soggezione di nessuno perché non guardi in faccia ad alcuno». Il dilemma posto dagli oppositori riguarda il denaro: Bisogna o no darlo come pagamento delle imposte a Cesare, l'imperatore romano che occupa la Palestina? Gesù dà una sterzata al discorso: «Di chi è l'immagine sulla moneta e di chi l'iscrizione?». La risposta è ovvia: di Cesare. Il denaro infatti non porta l'immagine di Dio ma di Cesare. È dunque ovvio che debba essere dato a Cesare. Dio non ha bisogno del denaro che è creazione dell'uomo e, se non è usato bene, può schiavizzare l'uomo. È a Dio, per nostra fortuna, che noi apparteniamo. A nessun altro! Creati, scolpiti a immagine di Dio, ci realizziamo solo consegnandoci a Colui di cui portiamo l'impronta.

Oggi, in una prolungata pausa contemplativa, proprio questa mia nobiltà e grandezza contemplerò.

Sono a tua immagine e somiglianza, Signore, sono tuo possesso e tuo riscatto nel sangue di Gesù. Che io non appartenga a nessuna altro. Nemmeno a me stesso. Perché solo restituendomi a te che hai "coniato" in me la tua immagine, io divento quello che sono: splendore del tuo riflesso.

Valutazione media
5.0 (1)
Quanto hai gradito questo contenuto?
329 Visualizzazioni