Continua la risposta di Gesù ai farisei e agli scribi attraverso una semplice parabola, un esempio tratto dalla vita concreta, che reca in sé un messaggio profondo: c’è una novità di vita che lui è venuto a portarci, che ieri ci veniva suggerita con l’immagine delle nozze e dello sposo, oggi con quella del vino e dell’abito nuovi, segni sempre di festa nuziale, di gioia.

Ma questa novità incontra una resistenza, qualcosa di vecchio che vuole cercare un compromesso, distruggendo così la bellezza del nuovo, anzi allo stesso tempo destinando al fallimento anche sé stesso.

Gesù si riferiva all’osservanza scrupolosa della Legge, divenuta fine a sé stessa e considerata come garanzia automatica di salvezza, che di fatto opponeva resistenza alla novità della grazia; ma anche nelle nostre vite, quindi atteggiamenti vecchi, che ci tengono legati a schemi rigidi, rendono vana la novità del Vangelo e ci rendono mediocri!

Lasciamoci rinnovare dal suo amore, per entrare anche noi nella lode del salmista, nei suoi sentimenti di gratitudine, di gioia.

Per sconfiggere la tristezza, spesso segno di quella vecchiezza interiore che rende credenti poco credibili, prendiamoci dei tempi di riposo, dei tempi «sacri al Signore», come lo era il sabato per gli ebrei; non tanto per stabilire delle regole rigide, ma per creare spazi di liberazione dalla schiavitù del lavoro, di comunione con il Signore,  per riconoscerlo come il Signore della nostra vita, imparare a «rallegrarci ed esultare» in lui.

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