2019 - Monache Benedettine di Citerna del giovedì 16 giugno 2022

SS. CORPO E SANGUE DI CRISTO - anno C

L’odierna solennità ha una sua storia che ne ha determinato il carattere e il significato fino al Concilio Vaticano II, ancora evidenti in molti ambienti.
È sorta infatti durante il Medio Evo come risposta ad una “rivelazione” della monaca agostiniana Giuliana di Moint-Cornillon, avvenuta nel 1246, in un’epoca caratterizzata da un interesse religioso molto sentito verso l’Eucaristia. Il Papa Urbano IV estese questa festa a tutta la Chiesa nel 1264. Nel decreto papale la motivazione era così formulata: “per confondere l’infedeltà e l’insania degli eretici”. Di conseguenza non aveva alcun diretto aggancio con il Mistero di Cristo che la Liturgia celebra nella articolazione dei vari tempi liturgici. Con l’aggiunta della processione si è ulteriormente sottolineato il suo carattere devozionistico. Con questo non si vuole in alcun modo svalutare l’importanza religiosa che attraverso i secoli questa solennità ha avuto.

* Con il recupero della centralità del Mistero Pasquale nella riforma liturgica del Concilio Vaticano II e con il suo rifrangersi in tutte le celebrazioni, poiché è l’unico Mistero che tutte celebrano nella particolare ‘sottolineatura’ che di questo Mistero viene di volta in volta evidenziato, anche l’odierna solennità può, anzi deve essere vista in quest’ottica, liberandola dalla sua matrice devozionistica.
Precisiamo anzitutto che non è un doppione della celebrazione del Giovedì Santo, anche se ovviamente l’Oggetto della celebrazione è lo stesso. Ma l’ottica è molto diversa. Infatti, nel Giovedì Santo si fa il ‘memoriale’ della istituzione della Eucaristia, che Gesù stesso compì nella sua ultima cena nell’imminenza della passione. Quella sera fu l’attualizzazione misteriosa che anticipava l’evento (morte e resurrezione), quale sarebbe realmente accaduto nel giorno seguente. Invece ogni celebrazione eucaristica dopo la risurrezione del Signore, nel corso dei secoli, è memoriale (cioè sacramentale attualizzazione) a posteriori. di quell’evento.

* La celebrazione odierna è tutto questo certamente, ma evidenzia anche un altro significato. Infatti per la sua stessa collocazione dopo la Pentecoste - che è il ‘vertice’ potremmo dire di tutta la redenzione essendo la restituzione dello Spirito secondo la promessa divina, di cui l’uomo si era privato a causa del peccato, - e dopo la solennità della SS. Trinità, sorgente divina da cui tutta la Storia della salvezza si è originata, alla quale tutto rifluisce, - la solennità del SS. Corpo del Signore concentra la nostra attenzione sul modo meraviglioso voluto dalla sapienza divina per rendere sempre attuale e perciò sempre efficace tutta l’opera della salvezza per l’umanità intera attraverso i secoli.
Infatti, il Mistero Pasquale nella sua globalità (incarnazione-passione-morte, risurrezione-dono dello Spirito) è il vertice verso cui tendeva tutta la Storia della Salvezza precedente, raccolta nell’AT con la sua preparazione profetica. In questo Mistero tutte le promesse di Dio si sono compiute e il suo Regno è definitivamente affermato perché il Male è stato definitivamente sconfitto.

* L’Eucaristia , proprio per la sua natura di ‘memoriale’, come abbiamo detto, attualizza lungo i secoli della storia umana quel Mistero nella sua globalità e definitiva compiutezza, affinché la vittoria sul Male in tutte le sue forme, compresa la morte, e la potenza della vita nuova nello Spirito, inaugurata dalla risurrezione di Cristo, possano essere offerte alla libera accettazione di fede degli uomini, quale unica fonte di salvezza, che misteriosamente raggiunge ogni uomo, anche coloro che ignorano Cristo.
È questo infatti il misterioso, ma reale compito sacerdotale affidato nel battesimo ad ogni cristiano, che diventa mediatore di salvezza per i ‘lontani’, con tutta la sua vita, ma specialmente proprio nella partecipazione alla Eucaristia.
Possiamo quindi dire che la solennità odierna conclude la celebrazione della Pasqua, proprio perché è il modo voluto dalla sapienza divina affinché la Pasqua del Signore Gesù possa coinvolgere ogni uomo nella sua onnipotente efficacia.
In quest’ottica dobbiamo ascoltare le Letture della celebrazione.

La I Lettura tratta dalla Genesi è la narrazione dell’incontro di Abramo con il misterioso Re di Salem, Melchisedek, un personaggio che come compare improvvisamente sulla scena della vita di Abramo, quindi proprio all’inizio della Storia della Salvezza, così scompare senza più lasciare traccia di sé, salvo nel salmo 109 (110) certamente messianico, che viene cantato dopo la Lettura.
Nell’ultimo versetto è detto del Messia futuro: “ Tu sei sacerdote al modo di Melchisedek.
Quale è questo ‘modo di Melchisedek’? Non si tratta del sacerdozio levitico, ma di un misterioso sacerdozio universale, perché Melchisedek, secondo il racconto della Genesi, era “sacerdote del Dio altissimo, creatore del cielo e della terra” (14,19). Egli offre in sacrificio pane e vino.

* La lettera agli Ebrei (5,10) parlando del sacerdozio di Cristo Signore cita appunto questo versetto del salmo, mentre alcuni Padri della Chiesa hanno identificato Melchisedek con il Figlio di Dio che sarebbe apparso misteriosamente ad Abramo all’inizio del suo cammino di fede obbediente, per confermargli la Benedizione già ricevuta al momento della sua vocazione.
Nell’ottica della celebrazione odierna dobbiamo sottolineare quel sacrificio, trasparente profezia della Eucaristia e del suo valore di salvezza universale.

* Nella II Lettura , tratta dalla 1a lettera ai Corinzi, Paolo ricorda la tradizione da lui ricevuta a proposito della istituzione della Eucaristia nell’ultima Cena del Signore.
Sono da sottolineare le parole di Gesù quando offre il calice: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue. Fate questo, ogni volta che lo bevete, in memoria di me”.
Dunque, l’Eucaristia con il suo valore di sacrificio memoriale, è sigillo della Nuova Alleanza, già predetta dai profeti, e l’offerta del sangue in quel calice riprende il gesto sacrificale che accompagnò la stipulazione dell’antica Alleanza, quella sinaitica, quando Mosè versò il sangue sull’altare improvvisato e sul popolo. Poiché l’altare era simbolo di Dio, e il sangue è simbolo di vita, l’aver versato lo stesso sangue sul popolo e in certo qual modo simbolicamente su Dio, voleva significare che l’alleanza stringeva in comunione di vita Dio e io suo popolo.
Gesù, rinnovando quel gesto, offrendo il suo sangue da bere e proclamandolo segno della Nuova Alleanza, implicitamente afferma l’identica realtà: cioè la definitiva, eterna comunione di vita tra Dio e tutta l’umanità, poiché il suo sacerdozio è universale, come quello di Melchisedek.

* L’Evangelo è il racconto lucano della moltiplicazione dei pani operata da Gesù, accompagnata da gesti che chiaramente alludono alla istituzione della Eucaristia: “ …benedisse i pani, li spezzò e li distribuì ai discepoli”. Questa pagina di Luca ha il suo parallelo in Giovanni (cap. 6), dove Gesù stesso annuncia l’Eucaristia, simboleggiata appunto dal pane moltiplicato, quando rimprovera la gente che lo sta cercando e dice loro: “Voi mi cercate perché avete mangiato il pane e vi siete saziati. Lavorate per il cibo che dura per la vita eterna e che il Figlio dell’Uomo vi darà… Io sono il Pane della vita… Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna”. Il riferimento all’Eucaristia non potrebbe essere più chiaro.
Ma come interpretare queste parole del Signore nell’ottica della celebrazione odierna con il significato che abbiamo creduto di leggervi? In che modo il Mistero Pasquale in tutta la sua pregnanza di pieno compimento del disegno salvifico di Dio e quindi di tutta la Storia della salvezza, attualizzato ogni giorno dalla celebrazione eucaristica, è “pane che nutre la vita”, come suggerisce il racconto evangelico della moltiplicazione dei pani?
La vita che viene nutrita è “la vita eterna”, come dice Giovanni, cioè la partecipazione alla vita stessa di Dio, quella partecipazione che era il disegno creaturale di Dio, impedita dal peccato, nuovamente offerta all’uomo che accetta di essere coinvolto nella Pasqua del Signore. Quindi, l’Eucaristia, proprio per questo suo totalizzante spessore pasquale, è pane che nutre, fa crescere nel cristiano la vita nuova, cioè la vita divina fino all’età adulta di Cristo (come direbbe Paolo), la piena identificazione con Lui, quando ogni cristiano potrà dire: “Io vivo, ma non sono più io, vive in me Cristo”.
Questo celebriamo, questo adoriamo, questo cantiamo rinnovando in questo tuffo rigeneratore la nostra volontà, il nostro impegno di coerenza e di testimonianza di vita cristiana.

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