Melchìsedek, re di Salem, offrì pane e vino: era sacerdote del Dio altissimo

Tu sei sacerdote per sempre
al modo di Melchisedek

Io sono il pane vivo, disceso dal cielo, dice il Signore;
se uno mangia di questo pane vivrà in eterno.

 

Carissimi, questo giovedì è la solennità del Corpus Domini. Si tratta di uno dei Misteri più grandi e mirabili della nostra fede di cristiani. Ho pensato di evidenziare e riflettere con voi su questi frammenti biblici che ho tratto dalla liturgia della Parola.

Iniziamo da questo personaggio, Melchisedek, che compare nell’Antico testamento una sola volta ed in maniera che potrebbe sembrare marginale. È chiaramente un personaggio simbolico, e di questo si sono accorti sia il Nuovo Testamento sia i Padri della Chiesa. L’etimologia del suo nome significa “Re di giustizia”, ed inoltre la Scrittura ci dice che egli è re di SALEM, cioè è re di pace. Che cosa simboleggia, ma soprattutto cosa significa quel sacrificio rituale di pane e vino al Dio Altissimo? Costui è un segno anticipatorio cristologico, cioè un personaggio mitico che fa da precursore alla figura e all’azione sacerdotale di Gesù. Gesù non era discendente da una tribù di sacerdoti ebrei, come Aronne ed i suoi discendenti, cioè i sommi sacerdoti ed i leviti del tempio di Gerusalemme. Costoro offrivano sacrifici di animali in occasione delle varie ricorrenze, per espiare i peccati loro e di tutto il popolo. Eppure nella sua vita egli esercita il sacerdozio, cioè è mediatore tra Dio e gli altri uomini, anzi egli perfezione e supera la mediazione dei sacerdoti istituzionali, perché Egli è uomo-Dio, senza peccato. Il sacrificio che egli offre è se stesso, quindi egli è sacerdote e contemporaneamente vittima perfetta.

Il suo Corpo ed il suo Sangue offerti sulla croce durante il santo e grande venerdì sono l’unico perfetto sacrificio che cancella il peccato di tutta l’umanità passata, presente e futura. E di questo sacrificio offerto una volta per tutte Gesù lascia un MEMORIALE. Durante la cena pasquale, consacra il pane ed il vino ( proprio come aveva fatto tanti secoli prima Melchisedek), ma ASSOCIA ad essi il suo CORPO E SANGUE in maniera speciale. Ogni volta che i suoi discepoli compiranno quel gesto rituale, Egli sarà PRESENTE in quei doni. Come? È un mistero che trascende la nostra intelligenza razionale. Si è cercato durante il Medioevo di darne una spiegazione con la dottrina teologica della TRANSUSTANZIAZIONE, che si ispira alla filosofia di Aristotele , ma che per noi che viviamo questo nostro tempo post-moderno e secolarizzato, dominato dalla scienza e dalla tecnologia, sembra qualcosa di astruso ed incomprensibile… Penso che dovremmo contemplare questo Mistero con gli occhi della nostra anima, come una realtà spirituale. Mi sembra a questo proposito molto profondo e suggestivo quanto raccontano i testi liturgici della Chiesa orientale, quando parlano della Divina Liturgia, del sacrificio incruento, della misteriosa discesa dello Spirito sopra i doni eucaristici, e lo fanno con poesia e delicatezza sublimi. Ai Cristiani d’oriente non importa capire intellettualmente, importa essere immersi nella Presenza di Cristo come in una nube, proprio come le nuvole di incenso profumatissimo che vengono offerte insieme ai Santi Doni… “Non i sensi ma la fede provan questa verità”, così conclude San Tommaso nel suo bellissimo inno PANGE LINGUA, proprio lui che aveva, nella Summa Theologiae, elaborato la dottrina della Transustanziazione. Evidentemente, alla fine, ha ritenuto più importante contemplare il mistero nascosto ma emergente di un Dio che si è fatto nostro cibo.

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