La liturgia di oggi ci fa rendere conto di qualcosa di importante: "L'uomo, ogni uomo, ha bisogno di una dieta integrale". Il fatto di essere uomini ci colloca in una situazione pluridimensionale, diversa da quella delle altre creature. Per questo, la nostra alimentazione non può essere unidimensionale, ma deve essere integrale e completa. 


Il pane della Parola. Gesù, prima di moltiplicare i pani per alimentare la moltitudine, "parlava loro del Regno di Dio", cioè, offrì loro il pane della sua Parola, perché "beati coloro che hanno fame della Parola, perché saranno saziati". Nella frazione del pane dei primi cristiani, aveva inizio l'azione liturgica, con una lettura e spiegazione della Scrittura, seguendo in questo la tradizione del culto sinagogale. Pertanto, i primi cristiani alimentavano innanzitutto la loro anima con il pane della Parola di Dio, spiegata alla luce del mistero di Cristo ed attualizzata da qualcuno degli apostoli alle circostanze concrete della vita quotidiana. Anche nella prima lettura, all'offerta del pane e del vino, fatta ad Abramo da parte di Melchisedek, segue una benedizione, che è come il pane spirituale che Dio concede ad Abramo per mezzo del re-sacerdote di Salem. L'uomo è spirito, e lo spirito ha bisogno di un alimento diverso dal pane di farina: ha bisogno della Parola del Dio vivo. 


Il pane dei segni. I miracoli di Gesù, oltre ad essere dei fatti straordinari al di là delle leggi naturali, sono segni del Regno dei cieli, perché ci rimandano a codesto mondo nuovo retto e guidato dal potere di Dio, con esclusione di qualsiasi altro potere umano o diabolico. Per questo, Gesù, dopo aver distribuito alla folla il pane della Parola, regala loro il pane dei segni. Ci dice san Luca, innanzitutto, che "guariva coloro che avevano bisogno di essere guariti", e poi ci narra il meraviglioso segno della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Gesù Cristo, come amico e fratello dell'uomo, come Signore della vita e della natura, è interessato a guarire le infermità, a saziare la fame naturale degli uomini. Potrebbe essere altrimenti? Ma il suo interesse maggiore sta nel fatto che gli uomini, mediante questi segni, siano capaci di elevarsi fino a Dio Padre, che amorosamente ha cura dei suoi figli, e fino al Regno di Dio, in cui ci sarà pane per tutti e per tutti ci sarà uno stesso ed unico pane. 


Il pane dell'Eucaristia. La dieta cristiana resterebbe incompleta se mancasse il pane dell'Eucaristia, codesto pane che è il corpo di Cristo. "Nel santissimo sacramento dell'Eucaristia – ci insegna il catechismo 1374 – sono contenuti veramente, realmente e sostanzialmente il Corpo e il Sangue, insieme con l'anima e la divinità di nostro Signore Gesù Cristo, e, di conseguenza, Cristo intero". Quando san Luca scrisse il suo vangelo, ormai i cristiani da vari decenni meditavano i fatti e i detti di Gesù, predicandoli, e celebravano l'Eucaristia. Così si spiega che l'evangelista abbia narrato l'episodio della moltiplicazione dei pani come una anticipazione e prefigurazione dell'Ultima Cena: "Prese i pani, levò gli occhi, pronunciò su di essi la benedizione, li divise, li diede". Da quell'Ultima Cena, preannunciata nella moltiplicazione dei pani, celebrata dalle prime comunità cristiane, Cristo non ha cessato, nel corso dei secoli, di dare all'uomo, senza distinzione di nessun genere, il pane del suo Corpo, alimento di vita eterna. 

 

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Fame di pane, fame di Dio. È qualcosa di doloroso, che ci deve far pensare, il fatto che, dopo duemila anni di cristianesimo, ci siano milioni di fratelli che hanno fame di pane, e questo, non a migliaia di chilometri da casa nostra, ma nel nostro quartiere, nella nostra città, nel nostro paese. Inoltre, in questi ultimi decenni, le istituzioni internazionali e i mezzi di comunicazione ci hanno reso più coscienti di questo triste e inumano fenomeno in tutto il mondo. Gesù, non moltiplicò forse i pani per saziare la fame? Non disse ai suoi discepoli: "date loro da mangiare?" Non abbiamo spiritualizzato troppo la nostra fede? Non abbiamo ridotto la nostra fede all'ambito strettamente privato? Certamente, non si può identificare il cristianesimo con l'ONU della carità e della solidarietà, ma nelle viscere stesse del cristianesimo si trova l'amore al prossimo, soprattutto al più bisognoso. Ed oggi, nel secolo della globalizzazione, non basta l'aiuto individuale, passeggero. Noi cristiani dobbiamo organizzarci, a livello parrocchiale, Diocesano, nazionale, internazionale, per scacciare la fame dalla terra. Perfino, dove ciò sia necessario, dobbiamo collaborare con le istituzioni di altre religioni per farla finita con questa piaga dell'umanità. Finché ci sarà un bambino che muoia di fame, la nostra coscienza cristiana non può stare tranquilla. La fame di pane è terribile, ma, e la fame di Dio? Non ci commuove tanto, perché la fame di Dio non si vede. È, tuttavia, reale, universalmente presente, non poche volte più angosciosa della stessa fame di pane. E il peggio è che sono pochi coloro che di codesta fame si preoccupano, pochi quelli che cercano di soddisfarla. Non dovremo aprire i nostri occhi, occhi di fede e di amore, per vedere tanti affamati di Dio che incrociamo per strada, con cui conviviamo nel lavoro, con cui ci divertiamo in uno stadio di calcio o in una discoteca? 


Un pane gratis e per tutti. L'Eucaristia è questo. Dio, nostro Padre, ci dà gratuitamente l'alimento del Corpo di Cristo, sempre che lo vogliamo ricevere con le dovute disposizioni. Se questo alimento non costa, se è "il pane dei forti", com'è possibile che siano così pochi quelli che lo ricevono? Non sarà che non lo valutano? È altresì uno stesso ed unico pane per tutti: l'Eucaristia è il sacramento dell'assoluta uguaglianza cristiana. Non esiste una Eucaristia per ricchi e un'altra diversa per poveri. Per Cristo, pane della nostra anima, siamo tutti uguali. Davanti a Cristo Eucaristia, spariscono tutte le barriere economiche o sociali.

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