UFFICIO DELLE LETTURE

Giovedì, 17 aprile 2025

GIOVEDI
DELLA SETTIMANA AUTENTICA

V   O Dio, vieni a salvarmi.
R   Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Lode a te, Signore, re di eterna gloria.

INNO

Lotta gloriosa, cruenta vittoria
oggi celebri il canto:
sul Calvario il Signore
immolato trionfa.

L’albero del primo giardino
disseminò la morte;
dall’albero della croce
rifiorisce la vita.

È l’ora, il disegno del Padre
mirabilmente si compie:
ecco il Figlio di Dio
da grembo vergine nasce;

vive con noi, cammina
sulle sordide strade;
docile agnello, sospira
l’altare della croce.

Strazio crudele! Muore
di sete, di insulti, di spasimi;
scorre il sangue e purifica
il mondo contaminato.

A te sia lode nei secoli,
o Trinità beata;
conserva nella tua grazia
i cuori dei redenti.   Amen.

INNO

Pange, lingua, gloriósi
prœlium certáminis,
et super crucis tropæo
dic triúmphum nóbilem,
quáliter redémptor orbis
immolátus vícerit.

De paréntis protoplásti
fraude factor cóndolens,
quando pomi noxiális
morte morsu córruit,
ipse lignum tunc notávit,
damna ligni ut sólveret.

Hoc opus nostræ salútis
ordo depopóscerat,
multifórmis perditóris
arte ut artem fálleret,
et medélam ferret inde,
hostis unde læserat.

Quando venit ergo sacri
plenitúdo témporis,
missus est ab arce Patris
Natus, orbis cónditor,
atque ventre virgináli
carne factus pródiit.

Lustra sex qui iam perácta
tempus implens córporis,
se volénte, natus ad hoc,
passióni déditus,
agnus in crucis levátur
immolándus stípite.

En acétum, fel, arúndo,
sputa, clavi, láncea:
mite corpus perforátur,
Sanguis, unda prófluit
terra, pontus, astra, mundus,
quo lavántur flúmine!

Æqua Patri Filióque,
ínclito Paráclito,
sempitérna sit beátæ
Trinitáti glória,
cuius alma nos redémit
atque servat grátia.   Amen.

INNO

Cruenta e gloriosa vittoria
si celebri oggi nel canto:
Signore Gesù, sul Calvario,
tu muori e trionfi immolato!

Dall’albero antico sul mondo
discese funesta la morte;
dall’albero nuovo, la croce,
germoglia e fiorisce la vita.

È l’ora, il disegno del Padre
per l’uomo si compie mirabile:
il Verbo, il Figlio di Dio,
da vergine grembo è donato;

con noi egli vive e cammina
su strade percorse da tutti;
e, docile agnello, sospira
l’altare del suo sacrificio.

In strazio crudele egli muore
di insulti, di spasimi e sete;
il sangue fluisce e risana
il mondo ferito da colpa.

Nei secoli a te sia lode,
o Padre col Figlio e lo Spirito;
la grazia difenda e protegga
i cuori dei figli redenti. Amen.

RESPONSORIO

Cfr. Sal 118, 161. 121

R   Gli iniqui mi perseguitano senza motivo.
           Liberami, Signore, mio Dio.

V   Ho agito secondo diritto e giustizia:
      non abbandonarmi ai miei oppressori.
           Liberami, Signore, mio Dio.

SALMODIA

Salmo 40

Preghiera nella sventura

«Uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà» (Mc 14, 18).

Ant. 1   Lui che mangiava il mio pane, *
             alza contro di me il suo calcagno.

Beato l’uomo che ha cura del debole: *
     nel giorno della sventura il Signore lo libera.

Veglierà su di lui il Signore, †
     lo farà vivere beato sulla terra, *
     non lo abbandonerà alle brame dei nemici.

Il Signore lo sosterrà sul letto del dolore. *
     Gli darai sollievo nella sua malattia.

Io ho detto: «Pietà di me, Signore, *
     risanami: contro di te ho peccato».
I miei nemici mi augurano il male: *
     «Quando morirà e perirà il suo nome?».

Chi viene a visitarmi dice il falso, †
     il suo cuore accumula malizia *
     e uscito fuori sparla.

Contro di me sussurrano invece i miei nemici, *
     contro di me pensano il male:
«Un morbo maligno su di lui si è abbattuto, *
     da dove si è steso non potrà rialzarsi».

Anche l’amico in cui confidavo, †
     anche lui, che mangiava il mio pane, *
     alza contro di me il suo calcagno.

Ma tu, Signore, abbi pietà e sollevami, *
     che io li possa ripagare.
Da questo saprò che tu mi ami *
     se non trionfa su di me il mio nemico;

per la mia integrità tu mi sostieni, *
     mi fai stare alla tua presenza per sempre.

Sia benedetto il Signore, Dio d’Israele, *
     da sempre e per sempre. Amen, amen.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Ant. 1   Lui che mangiava il mio pane, *
             alza contro di me il suo calcagno.

Salmo 7

Preghiera di un giusto calunniato

«Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca e giudica» (Gv 8, 50).

Ant. 2   Signore, mio Dio, in te mi rifugio: *
             salvami e liberami da chi mi perseguita.

Signore, mio Dio, in te mi rifugio: *
     salvami e liberami da chi mi perseguita,
perché non mi sbrani come un leone, *
     non mi sbrani senza che alcuno mi salvi.

Signore mio Dio, se così ho agito: *
     se c’è iniquità sulle mie mani,
se ho ripagato il mio amico con il male, *
     se a torto ho spogliato i miei avversari,

il nemico m’insegua e mi raggiunga, †
     calpesti a terra la mia vita *
     e trascini nella polvere il mio onore.

Sorgi, Signore, nel tuo sdegno, †
     levati contro il furore dei nemici, *
     alzati per il giudizio che hai stabilito.

L’assemblea dei popoli ti circondi: *
     dall’alto volgiti contro di essa.

Il Signore decide la causa dei popoli: †
     giudicami, Signore, secondo la mia giustizia, *
     secondo la mia innocenza, o Altissimo.

Poni fine al male degli empi; †
     rafforza l’uomo retto, *
     tu che provi mente e cuore, Dio giusto.

La mia difesa è nel Signore, *
     egli salva i retti di cuore.
Dio è giudice giusto, *
     ogni giorno si accende il suo sdegno.

Non torna forse ad affilare la spada, *
     a tendere e puntare il suo arco?
Si prepara strumenti di morte, *
     arroventa le sue frecce.

Ecco, l'empio produce ingiustizia, *
     concepisce malizia, partorisce menzogna.
Egli scava un pozzo profondo *
     e cade nella fossa che ha fatto;

la sua malizia ricade sul suo capo, *
     la sua violenza gli piomba sulla testa.
Loderò il Signore per la sua giustizia *
     e canterò il nome di Dio, l'Altissimo.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Ant. 2   Signore, mio Dio, in te mi rifugio: *
             salvami e liberami da chi mi perseguita.

Salmo 39, 2-9

Ringraziamento e domanda di aiuto

Imparò l’obbedienza dalle cose che patì (Eb 5, 8).

Ant. 3   Allora ho detto: «Ecco io vengo. *
             Sul rotolo del libro di me è scritto».

Ho sperato: ho sperato nel Signore †
     ed egli su di me si è chinato, *
     ha dato ascolto al mio grido.

Mi ha tratto dalla fossa della morte, *
     dal fango della palude;
i miei piedi ha stabilito sulla roccia, *
     ha reso sicuri i miei passi.

Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo, *
     lode al nostro Dio.

Molti vedranno e avranno timore *
     e confideranno nel Signore.

Beato l’uomo che spera nel Signore †
     e non si mette dalla parte dei superbi, *
     né si volge a chi segue la menzogna.

Quanti prodigi hai fatto, Signore Dio mio, †
     quali disegni in nostro favore! *
     Nessuno a te si può paragonare.

Se li voglio annunziare e proclamare *
     sono troppi per essere contati.

Sacrificio e offerta non gradisci, *
     gli orecchi mi hai aperto.
Non hai chiesto olocausto e vittima per la colpa. *
     Allora ho detto: «Ecco, io vengo.

Sul rotolo del libro, di me è scritto *
     di compiere il tuo volere.
Mio Dio, questo io desidero, *
     la tua legge è nel profondo del mio cuore».

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Ant. 3   Allora ho detto: «Ecco io vengo. *
             Sul rotolo del libro di me è scritto».

Ant. 4   Io aspetto che Dio mi difenda *
             dalla furia del vento e dell’uragano.

Porgi l’orecchio, Dio, alla mia preghiera, †
     non respingere la mia supplica; *
     dammi ascolto e rispondimi.

Mi agito nel mio lamento *
     e sono sconvolto al grido del nemico, al clamore dell’empio.

Contro di me riversano sventura, *
     mi perseguitano con furore.
Dentro di me freme il mio cuore, *
     piombano su di me terrori di morte.

Timore e spavento mi invadono *
     e lo sgomento mi opprime.
Dico: «Chi mi darà ali come di colomba, *
     per volare e trovare riposo?

Ecco, errando, fuggirei lontano, *
     abiterei nel deserto.
Riposerei in un luogo di riparo *
     dalla furia del vento e dell’uragano».

Disperdili, Signore, †
     confondi le loro lingue: *
     ho visto nella città violenza e contese.

Giorno e notte si aggirano sulle sue mura, †
     all’interno iniquità, travaglio e insidie *
     e non cessano nelle sue piazze sopruso e inganno.

Se mi avesse insultato un nemico, *
     l’avrei sopportato;
se fosse insorto contro di me un avversario, *
     da lui mi sarei nascosto.

Ma sei tu, mio compagno, *
     mio amico e confidente;
ci legava una dolce amicizia, *
     verso la casa di Dio camminavamo in festa.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Ant. 4   Io aspetto che Dio mi difenda *
             dalla furia del vento e dell’uragano.

Salmo 138, 1-12

Dio vede tutto

Guardaci, Signore Gesù, perché sappiamo piangere il nostro peccato (S. Ambrogio).

Ant. 5   «Io ti dico, Pietro:
             prima che il gallo canti, *
             mi avrai rinnegato tre volte».

Signore, tu mi scruti e mi conosci, *
     tu sai quando seggo e quando mi alzo.
Penetri da lontano i miei pensieri, *
     mi scruti quando cammino e quando riposo.

Ti sono note tutte le mie vie; †
     la mia parola non è ancora sulla lingua *
     e tu, Signore, già la conosci tutta.

Alle spalle e di fronte mi circondi *
     e poni su di me la tua mano.
Stupenda per me la tua saggezza, *
     troppo alta, e io non la comprendo.

Dove andare lontano dal tuo spirito, *
     dove fuggire dalla tua presenza?
Se salgo in cielo, là tu sei, *
     se scendo negli inferi, eccoti.

Se prendo le ali dell’aurora *
     per abitare all’estremità del mare,
anche là mi guida la tua mano *
     e mi afferra la tua destra.

Se dico: «Almeno l’oscurità mi copra *
     e intorno a me sia la notte»;

nemmeno le tenebre per te sono oscure, †
     e la notte è chiara come il giorno; *
     per te le tenebre sono come la luce.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Ant. 5   «Io ti dico, Pietro:
             prima che il gallo canti, *
             mi avrai rinnegato tre volte».

Ant. 6   Ho offerto le mie spalle alle percosse, *
             la mia faccia all’umiliazione degli sputi.

Dalla giovinezza molto mi hanno perseguitato, *
     – lo dica Israele –
dalla giovinezza molto mi hanno perseguitato, *
     ma non hanno prevalso.

Sul mio dorso hanno arato gli aratori, *
     hanno fatto lunghi solchi.
Il Signore è giusto: *
     ha spezzato il giogo degli empi.

Siano confusi e volgano le spalle *
     quanti odiano Sion.
Siano come l’erba dei tetti: *
     prima che sia strappata, dissecca;

non se ne riempie la mano il mietitore, *
     né il grembo chi raccoglie covoni.

I passanti non possono dire: †
     «La benedizione del Signore sia su di voi, *
     vi benediciamo nel nome del Signore».

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Ant. 6   Ho offerto le mie spalle alle percosse, *
             la mia faccia all’umiliazione degli sputi.

Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.

V   Tu sei benedetto, Signore.
R   Amen.

L    Benedicimi, Padre.
V    La divina Maestà  ci benedica in eterno.
R   Amen.

PRIMA LETTURA

Lam 2, 10-22

Dal libro delle Lamentazioni

Condizione miseranda della città e implorazione

Siedono a terra in silenzio
gli anziani della figlia di Sion,
han cosparso di cenere il capo,
si sono cinti di sacco;
curvano a terra il capo
le vergini di Gerusalemme.
Si son consumati per le lacrime i miei occhi,
le mie viscere sono sconvolte;
si riversa per terra la mia bile
per la rovina della figlia del mio popolo;
mentre vien meno il bambino e il lattante
nelle piazze della città.
Alle loro madri dicevano:
«Dov’è il grano e il vino?».
Intanto venivan meno come feriti
nelle piazze della città;
esalavano il loro respiro
in grembo alle loro madri.
Con che cosa ti metterò a confronto?
A che cosa ti paragonerò,
figlia di Gerusalemme?
Che cosa eguaglierò a te per consolarti,
vergine figlia di Sion?
Poiché è grande come il mare la tua rovina;
chi potrà guarirti?
I tuoi profeti hanno avuto per te visioni
di cose vane e insulse,
non hanno svelato le tue iniquità
per cambiare la tua sorte;
ma ti han vaticinato lusinghe,
vanità e illusioni.
Contro di te battono le mani
quanti passano per la via;
fischiano, scrollano il capo
sulla figlia di Gerusalemme.
«È questa la città che dicevano bellezza perfetta,
gioia di tutta la terra?».
Spalancano contro di te la bocca
tutti i tuoi nemici,
fischiano e digrignano i denti,
dicono: «L’abbiamo divorata!
Questo è il giorno che aspettavamo,
siamo arrivati a vederlo».
Il Signore ha compiuto quanto aveva decretato,
ha adempiuto la sua parola
decretata dai giorni antichi,
ha distrutto senza pietà,
ha dato modo al nemico di gioire di te,
ha esaltato la potenza dei tuoi avversari.
Grida dal tuo cuore al Signore,
vergine figlia di Sion;
fa’ scorrere come torrente le tue lacrime,
giorno e notte!
Non darti pace,
non abbia tregua la pupilla del tuo occhio.
Alzati, grida nella notte
quando cominciano i turni di sentinella;
effondi come acqua il tuo cuore,
davanti al Signore;
alza verso di lui le mani
per la vita dei tuoi bambini,
che muoiono di fame all’angolo di ogni strada.
«Guarda, Signore, e considera;
chi mai hai trattato così?
Le donne divorano i loro piccoli,
i bimbi che si portano in braccio!
Sono trucidati nel santuario del Signore
sacerdoti e profeti!
Giacciono a terra per le strade
ragazzi e vecchi;
le mie vergini e i miei giovani
sono caduti di spada;
hai ucciso nel giorno della tua ira,
hai trucidato senza pietà.
Come a un giorno di festa hai convocato
i miei terrori dall’intorno.
Nel giorno dell’ira del Signore
non vi fu né superstite né fuggiasco.
Quelli che io avevo portato in braccio e allevato
li ha sterminati il mio nemico».

RESPONSORIO

Cfr. Mt 26, 39. 41. 42

R   Nel giardino degli ulivi Gesù pregò dicendo:
      «Padre, se è possibile, passi da me questo calice.
      Lo spirito è pronto, ma la carne è debole:
           sia fatta la tua volontà.

V   Padre, se questo calice non può passare da me
      senza che io lo beva,
           sia fatta la tua volontà».

L    Benedicimi, Padre.
V    Il Signore, che ha lavato i piedi ai discepoli,
      ci mondi da ogni macchia di peccato.
R   Amen.

SECONDA LETTURA

Dalla «Esposizione del vangelo secondo Luca» di sant’Ambrogio, vescovo

(L. X, 56-58: SAEMO 12, 437. 439)
Ha preso su di sé la nostra tristezza

«Padre, se è possibile, allontana da me questo calice» (Lc 22, 42). Parecchi in questo passo restano perplessi; intendono la tristezza del Salvatore come prova di una debolezza, che in lui sarebbe stata originariamente intrinseca, non temporaneamente assunta; e si studiano così di travisare il significato della spiegazione più naturale. Quanto a me, invece, non solo non penso di non doverlo scusare, ma resto anzi stupìto, più che in nessun altro punto, davanti alla sua pietà e alla sua maestà: egli infatti mi sarebbe stato di minor giovamento, se non avesse preso su di sé i miei sentimenti.
Perciò si è rattristato per me, egli che non aveva nessuna causa di rattristarsi per sé stesso, e, messo da parte il godimento della eterna divinità, prova il tedio della mia infermità.
Egli ha preso su di sé la mia tristezza, per farmi dono della sua gioia, ed è disceso con i nostri passi fino all’affanno della morte, per farci ritornare con i suoi passi fino alla vita. Perciò io non ho paura di nominare questa tristezza, perché proclamo la croce: egli ha accettato non l’apparenza, ma la realtà dell’incarnazione. Perciò doveva accettare anche il dolore per vincere, non per tener lontana la tristezza; e, di fatto, non meritano il nome glorioso dei forti coloro a cui le ferite sopportate provocano torpore piuttosto che dolore: ed egli è «uomo dei dolori, che sa sopportare il patire» (Is 53, 3).
Ci ha voluto ammaestrare, affinché, come in Giuseppe avevamo appreso a non temere la prigionia, così in Cristo apprendessimo a vincere la morte, e, ben di più, vincessimo la tristezza di dover un giorno morire. E come ti potremmo imitare, Signore Gesù, se non ti seguissimo come uomo, se non ti credessimo morto, se non avessimo visto le tue piaghe? Come avrebbero fatto i tuoi discepoli a credere che doveva morire, se non si fossero accorti dell’angoscia di uno che stava per morire? Così essi ancora dormono e ignorano che cosa sia rattristarsi, mentre Cristo si rattristava per loro: leggiamo infatti che egli «porta i nostri peccati e soffre per noi» (Is 53, 4).
Tu dunque, Signore, soffri non per le tue, ma per le mie ferite, non per la tua morte, ma per la nostra debolezza: e noi invece abbiamo creduto che tu fossi immerso nei dolori, mentre tu soffrivi non per te, ma per me; sì, «sei stato indebolito», ma «per i nostri peccati» (Is 53, 5), non perché avevi ricevuto quella debolezza dal Padre, ma perché l’avevi presa per me: era utile per me che il castigo che ci dà la pace si abbattesse sopra di te, e che per le tue lividure tu guarissi le nostre piaghe.
Ma perché dobbiamo stupirci se egli è rattristato per tutti, quando ha pianto per uno solo? Perché stupirci se prova disgusto quando sta per morire per tutti, se versa lacrime quando sta per far risorgere Lazzaro? Però là egli si fa commuovere dal pianto della sorella pietosa, perché l’umano destino turbava il suo spirito, e qui opera con una profonda intenzione affettuosa, ed è questa: poiché distruggeva nella sua carne i nostri peccati, egli voleva che l’affanno della sua anima cancellasse anche l’affanno della nostra anima. E forse per questo è triste: perché, dopo la caduta di Adamo, era necessario che noi lasciassimo questo mondo con un passaggio siffatto, dovendo morire ineluttabilmente: infatti «Dio non creò la morte e non gode per la distruzione dei viventi» (Sap 1, 13), e per questo prova ripugnanza per una cosa che non ha creato.

Se all’Ufficio delle Letture seguono immediatamente le Lodi si omettono l’orazione seguente e l’introduzione di Lodi e si recita immediatamente il Cantico di Zaccaria.

ORAZIONE

Donaci, Dio Padre santo,
di piangere sinceramente i nostri peccati;
e, perché nei cuori dilegui la colpa
e sovrabbondi la grazia,
guardi anche noi, come ha guardato Pietro,
Cristo, nostro Redentore e Signore,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.


Quando l'Ufficio delle letture si recita nelle ore notturne o nelle prime del mattino, invece dell'orazione riportata si può sempre dire l'orazione seguente:

Allontana, o Dio, ogni tenebra
dal cuore dei tuoi servi
e dona alle nostre menti la tua luce.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.

CONCLUSIONE

V   Benediciamo il Signore.
R   Rendiamo grazie a Dio.