UFFICIO DELLE LETTURE

Venerdì, 14 marzo 2025

VENERDI
PRIMA SETTIMANA DI QUARESIMA

V   O Dio, vieni a salvarmi.
R   Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Lode a te, Signore, re di eterna gloria.

INNO

Dio disse: «Facciamo l’uomo e dòmini» (Gn 1, 26)

Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore del giorno:

L’alta tua fantasia
ha popolato, Signore, la terra,
con ordinata sapienza chiamando
e fiere e rettili e bestie del campo.

E quasi re, sugli animali ignari
hai posto l’uomo, tua vivente immagine,
dell’universo coscienza e voce:
e così fu compiuto il sesto giorno.

La nostra nobiltà difendi, o Dio,
salva l’uomo dal male
che contamina il cuore
e i tuoi figli avvilisce.

La grazia accordi l’animo alla lode:
ogni groviglio di contesa sciogli,
prosperi nella pace il nostro giorno,
salvaci nella gioia.

A te leviamo, Padre, la supplica
per Gesù Cristo tuo Figlio
che nello Spirito santo
regna con te nei secoli.   Amen.

latino

Plasmátor hóminis, Deus,
qui, cuncta solus órdinans,
humum iubes prodúcere
reptántis et feræ genus;

Qui magna rerum córpora,
dictu iubéntis vívida,
ut sérviant per órdinem
subdens dedísti hómini:

Repélle a servis tuis
quicquid per immundítiam
aut móribus se súggerit,
aut áctibus se intérserit.

Da gaudiórum præmia,
da gratiárum múnera;
dissólve litis víncula,
astrínge pacis fœdera.

Præsta, Pater piíssime,
per Iesum Christum Dóminum,
qui tecum in perpétuum
regnat cum sancto Spíritu.   Amen.

in canto

L’altissimo tuo pensiero
la terra ha colmato, Signore,
chiamando con ordine saggio
le fiere e le bestie del campo.

E re sopra tutti i viventi
hai posto, a tua immagine, l’uomo:
coscienza e voce del mondo,
vicario del piano di Dio.

Difendi la nostra grandezza
e salvaci, o Dio, dal male,
che il cuore gravato minaccia
e i figli che ami avvilisce.

La grazia conduca alla lode
sciogliendo contese e litigi:
fiorisca nel giorno la pace
e guidaci tu alla gioia.

Ascoltaci, Padre clemente,
per Cristo Gesù tuo Figlio,
che regna con te nello Spirito
da sempre e per sempre nei secoli. Amen.

INNO

Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore notturne o nelle prime ore del mattino:

Tu che l’arcana voce di Dio
unico Figlio proclama,
o contemplata gloria degli angeli,
sei la salvezza e il vigore del mondo.

Cibo, bevanda, senso alla fatica
tu sei, dolcezza alla quiete, Cristo;
ogni disgusto, ogni triste livore
dall’anima disperdi.

Lieto splendore che vinci le tenebre,
dall’odioso Nemico salvaci;
sciogli dall’impaccio delle colpe e guidaci
alla dimora del cielo.

Al Padre, eterno Signore dei secoli,
all’Unigenito amato, allo Spirito
dal coro dei credenti
gioiosamente si levi il cantico.   Amen.

latino

Christe, tu Patris, Patre teste, Proles
tuque sanctórum decus angelórum,
tu salus mundi, via, vita, virtus
     créderis esse.

Esto tu noster cibus atque potus,
tu labor, virtus, réquies, amíctus;
livor absístat, tumor, ira, luxus
     mæror et omnis.

Lucem infúndens ténebras repélle,
aufer infésti láqueos dracónis,
vincla dissólvens scélerum, fer astra
     scándere nobis.

Glória summum résonet Paréntem,
glória Natum, paritérque sanctum
Spíritum dulci modulétur hymno
     omne per ævum.   Amen.

in canto

La voce arcana di Dio
te unico Figlio proclama:
sei luce gloriosa degli angeli,
salvezza e vigore del mondo.

Tu cibo, bevanda e ristoro,
dolcezza alla quiete, o Cristo;
disperdi dall’anima inquieta
disgusto e triste vigore.

Splendore che vinci la notte,
soccorrici contro il Nemico;
noi, schiavi di colpa, purifica
e guidaci al Regno dei cieli.

Al Padre, Signore dei secoli,
al Figlio Unigenito amato,
uniti nell’unico Spirito,
gioioso si levo il canto. Amen.

CANTICO DEI TRE GIOVANI

Cfr. Dn 3, 52-56

Ogni creatura lodi il Signore

Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto il tuo nome glorioso e santo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu nel tuo tempio santo glorioso, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu sul trono del tuo regno, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi †
     e siedi sui cherubini, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu nel firmamento del cielo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito santo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Come era nel principio e ora e sempre
     nei secoli dei secoli, amen, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

SALMODIA

Salmo 34, 1-2, 3c. 9-19. 22-23. 27-28

Il Signore salva nella persecuzione

Si riunirono… e tennero consiglio per arrestare con un inganno Gesù e farlo morire (Mt 26, 3. 4).

I (1-2. 3c. 9-12)

Ant. 1   Signore, giudica chi mi accusa,
             combatti chi mi combatte. *
             Afferra i tuoi scudi e sorgi in mio aiuto.

Signore, giudica chi mi accusa, *
     combatti chi mi combatte.

Afferra i tuoi scudi *
     e sorgi in mio aiuto.
† Di’ all’anima mia: *
     «Sono io la tua salvezza».

Io invece esulterò nel Signore *
     per la gioia della sua salvezza.

Tutte le mie ossa dicano: «Chi è come te, Signore, †
     che liberi il debole dal più forte, *
     il misero e il povero dal predatore?».

Sorgevano testimoni violenti, *
     mi interrogavano su ciò che ignoravo,
mi rendevano male per bene: *
     una desolazione per la mia vita.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Ant. 1   Signore, giudica chi mi accusa,
             combatti chi mi combatte. *
             Afferra i tuoi scudi e sorgi in mio aiuto.

II (13-16)

Ant. 2   Salvami, o Dio, da chi gode della mia caduta *
             e contro di me si raduna.

Io, quand’erano malati, vestivo di sacco, †
     mi affliggevo col digiuno, *
     riecheggiava nel mio petto la mia preghiera.

Mi angustiavo come per l’amico, per il fratello, *
     come in lutto per la madre mi prostravo nel dolore.

Ma essi godono della mia caduta, si radunano, *
     si radunano contro di me per colpirmi all’improvviso.

Mi dilaniano senza posa, †
     mi mettono alla prova, scherno su scherno, *
     contro di me digrignano i denti.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Ant. 2   Salvami, o Dio, da chi gode della mia caduta *
             e contro di me si raduna.

III (17-19. 22-23. 27-28)

Ant. 3   Dèstati per la mia causa, Signore.

Fino a quando, Signore, starai a guardare? †
     Libera la mia vita dalla loro violenza, *
     dalle zanne dei leoni l’unico mio bene.

Ti loderò nella grande assemblea, *
     ti celebrerò in mezzo a un popolo numeroso.

Non esultino su di me i nemici bugiardi, *
     non strizzi l’occhio chi mi odia senza motivo.

Signore, tu hai visto, non tacere; *
     Dio, da me non stare lontano.
Dèstati, svégliati per il mio giudizio, *
     per la mia causa, Signore mio Dio.

Esulti e gioisca chi ama il mio diritto, †
     dica sempre: «Grande è il Signore *
     che vuole la pace del suo servo».

La mia lingua celebrerà la tua giustizia, *
     canterà la tua lode per sempre.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Ant. 3   Dèstati per la mia causa, Signore.

Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.

V   Tu sei benedetto, Signore.
R   Amen.

L    Benedicimi, Padre.
V   Per Cristo, che è via e verità,
      la divina Maestà  ci benedica.
R   Amen.

PRIMA LETTURA

Dt 15, 1-18

Dal libro del Deuteronomio

I precetti della remissione dei debiti

Parole di Mosè a Israele:
«Alla fine di ogni sette anni celebrerete l’anno di remissione. Ecco la norma di questa remissione: ogni creditore che abbia diritto a una prestazione personale in pegno per un prestito fatto al suo prossimo, lascerà cadere il suo diritto: non lo esigerà dal suo prossimo, dal suo fratello, quando si sarà proclamato l’anno di remissione per il Signore. Potrai esigerlo dallo straniero; ma quanto al tuo diritto nei confronti di tuo fratello, lo lascerai cadere. Del resto non vi sarà alcun bisognoso in mezzo a voi; perché il Signore certo ti benedirà nel paese che il Signore tuo Dio ti dà in possesso ereditario, purché tu obbedisca fedelmente alla voce del Signore tuo Dio, avendo cura di eseguire tutti questi comandi, che oggi ti do. Il Signore tuo Dio ti benedirà come ti ha promesso e tu farai prestiti a molte nazioni e non prenderai nulla in prestito; dominerai molte nazioni mentre esse non ti domineranno.
Se vi sarà qualche tuo fratello bisognoso in mezzo a te in una delle città del paese che il Signore tuo Dio ti dà, non indurirai il tuo cuore e non chiuderai la mano davanti al tuo fratello bisognoso; anzi gli aprirai la mano e gli presterai quanto occorre alla necessità in cui si trova. Bada bene che non ti entri in cuore questo pensiero iniquo: “È vicino il settimo anno, l’anno della remissione”; e il tuo occhio sia cattivo verso il tuo fratello bisognoso e tu non gli dia nulla; egli griderebbe al Signore contro di te e un peccato sarebbe su di te. Dagli generosamente e, quando gli darai, il tuo cuore non si rattristi; perché proprio per questo il Signore Dio tuo ti benedirà in ogni lavoro e in ogni cosa a cui avrai messo mano. Poiché i bisognosi non mancheranno mai nel paese; perciò io ti do questo comando e ti dico: Apri generosamente la mano al tuo fratello povero e bisognoso nel tuo paese. Se un tuo fratello ebreo o una ebrea si vende a te, ti servirà per sei anni, ma il settimo lo manderai via da te libero. Quando lo lascerai andare via libero, non lo rimanderai a mani vuote; gli farai doni dal tuo gregge, dalla tua aia e dal tuo torchio; gli darai ciò con cui il Signore tuo Dio ti avrà benedetto; ti ricorderai che sei stato schiavo nel paese di Egitto e che il Signore tuo Dio ti ha riscattato; perciò io ti do oggi questo comando. Ma se egli ti dice: “Non voglio andarmene da te”, perché ama te e la tua casa e sta bene presso di te, allora prenderai una lesina, gli forerai l’orecchio contro la porta ed egli ti sarà schiavo per sempre. Lo stesso farai per la tua schiava. Non ti sia grave lasciarlo andare libero, perché ti ha servito sei anni e un mercenario ti sarebbe costato il doppio; così il Signore tuo Dio ti benedirà in quanto farai».

RESPONSORIO

R   La tua mano ci liberi e ci aiuti,
           perché le nostre colpe sono molte, Signore.

V   Abbiamo peccato, perdonaci,
           perché le nostre colpe sono molte, Signore.

L    Benedicimi, Padre.
V   La grazia dello Spirito santo
      illumini i nostri sensi e il nostro cuore.
R   Amen.

SECONDA LETTURA

Dalle «Omelie» di san Carlo Borromeo, vescovo

(Discorsi inediti, Milano, 1965, 193-195)
I benèfici effetti del digiuno

Per tre finalità si intraprende la pratica del digiuno: per la macerazione della carne, per elevare l’anima a Dio, per espiare i peccati. «Presentiamoci – dice l’Apostolo – come ministri di Dio con molta pazienza nelle tribolazioni, … nei digiuni, … con purezza…» (2Cor 6, 4-6). Col digiuno egli ridusse il suo corpo in schiavitù, affinché non succedesse che, dopo aver predicato agli altri, fosse egli stesso squalificato.
Daniele dopo un digiuno di tre settimane ricevette la rivelazione di Dio. E il profeta Gioele dice: «Ritornate a me con digiuni, con pianti e lamenti» (2, 12). Agostino così compendia la dottrina sul digiuno: il digiuno purifica l’anima, eleva la mente, sottomette la carne allo spirito, rende il cuore contrito e umiliato, disperde le nebbie della concupiscenza, estingue gli ardori della libidine, accende la luce della castità. Il digiuno è utile anche per esercitare l’obbedienza e per ottenere da Dio qualsivoglia grazia. Perciò gli antichi, quando volevano ottenere qualcosa da Dio o speravano di raggiungere alcunché di difficile, sempre si fortificavano col digiuno e con la preghiera. Così Mosè, prima di ricevere la legge; Ester, quando intercedeva per il popolo d’Israele; Giosafat, prima di affrontare il combattimento coi nemici. Anche gli apostoli, prima di riservare Saulo e Barnaba per la loro missione, cominciavano dall’orazione e dal digiuno.
E poiché il digiuno è stato istituito per la liberazione della colpa e per elevare più scioltamente l’anima alle cose celesti, sono stati stabiliti dei tempi di penitenza, nei quali più che negli altri tempi conviene attendere alla purificazione dei peccati e alla meditazione delle realtà del cielo. Per questo, prima della solennità della Pasqua, la Chiesa ha ordinato il digiuno della Quaresima. Questo digiuno ottiene vari risultati e tutti benèfici: è morte della colpa, estinzione dei delitti, medicina di salvezza, radice della grazia, fondamento della castità.
Con tanto maggior impegno e reverenza è da osservarsi la Quaresima, dal momento che siamo informati che essa è istituzione che ci deriva dallo Spirito santo per mezzo dell’insegnamento apostolico, come dice san Gerolamo a Marcella: «Per apostolica tradizione noi digiuniamo tutta quella parte di tempo opportuno che è la Quaresima, nella quale si ricorda il digiuno di Cristo, si offre a Dio la decima dei giorni dell’anno, si vincono i vizi, si innalza la mente, ci sono date le virtù che meritano il premio».

SECONDA LETTURA

Dal discorso pronunciato nel Duomo di Milano la sera dell'8 aprile 1963, Lunedì Santo, da san Paolo Vl, papa, allora arcivescovo di Milano

(linee 83-98. 230-274 passim in G.B. MONTINI, Discorsi e scritti milanesi III, pp. 57 15.57 19-5720 passim)

«Ecco l'uomo»

A me, quella parola ecce homo, pare che meriti davvero la nostra breve meditazione pasquale... Noi abbiamo bisogno di definirci, e sappiamo che da questa definizione dipende poi l'orientamento per il resto. Siamo degli esseri fugaci ed effimeri di questo tempo terreno, o abbiamo un altro destino? Siamo animali come gli altri, o abbiamo un'anima immortale? Siamo autorizzati a chiuderci in noi stessi, a dire: «Io sono il tutto, sono io che penso» o invece abbiamo d'intorno a noi una miriade di fratelli che anche loro pensano, che partecipano alla nostra natura e con cui dobbiamo vivere in comunità? E cioè, il pensiero, la filosofia, i valori terreni e umani, la politica sono determinati dalla definizione che noi diamo dell 'uomo...
Se vogliamo conoscere l'uomo, dobbiamo conoscere Cristo crocifisso... Se siamo avidi di scoprire che cos'è l'uomo, dobbiamo sentire che questa tragica figura del Cristo proietta sopra di noi dei raggi, che saranno rivelatori, ci mostreranno davvero che cos'è l'umanità: è una vita decaduta e sofferente e condannata alla morte; è una vita ingiuriata, è una vita flagellata, è una vita crocifissa. Ci sono ancora cento mali nel mondo e quel mondo che va levigando tutte le sue asprezze, che va cercando una civiltà soffice e comoda e tanto attraente, dove il dolore, la sofferenza, la fatica sembrano eliminate, è quello stesso uomo che crea a se stesso i tormenti più gravi, i pericoli più minacciosi, e si arma delle armi più micidiali e più tremende per avventarle contro se stesso. È un dramma tremendo; ma sarà proprio in questa visione dei mali umani, illuminati dai dolori di Cristo, dalla passione di Cristo, che noi impareremo a conoscere noi stessi per quello che siamo e per quello che dobbiamo essere...
Ecco l 'uomo. E avremo, se non altro, questa esperienza che io auguro a tutti, di sentire dalle labbra del Crocifisso le parole fatidiche, che chiamano e che non cercano conforto per Lui, ma annunciano conforto per noi: «Venite a me voi tutti, che siete affaticati e addolorati ché io vi posso consolare» (Mt 11, 28). E sarà da questa similitudine dei dolori del Cristo con i nostri, cioè da questa parentela che Gesù ha voluto saldare con l'umanità, assumendo sopra di Sé le nostre sofferenze [...] sarà in questa coincidenza di condizioni [che] sentiremo la fratellanza che noi abbiamo con questo misterioso personaggio, che sta al centro della storia della vita umana, dei nostri personali destini.
E avremo un primo beneficio. C'è un autore moderno che, analizzando il dolore, lo dice una grande solitudine, perché separa, scava abissi, è incomunicabile; l 'esperienza della sofferenza, anche se è circondata da cure, da tutte le premure degli altri, è così singola, è così personale da essere incomunicabile, perciò inconsolabile, sotto un certo aspetto. Ma quando vedremo che questo Fratello, uomo per eccellenza, ha assunto in Sé tutte le nostre pene, le ha volute in un grado che ce lo assimila tanto e ce lo avvicina a noi, sentiremo che il primo conforto che la croce ci dà è appunto quello di rompere la solitudine del dolore e della sofferenza, e ci sentiremo vicini il grande confortatore, il grande rivelatore dell'umanità che ci dirà: «Sì, io posso consolarvi; venite a me voi tutti, che siete affaticati e addolorati, e io vi ristorerò» (cfr. Mt 11, 28)

Se all’Ufficio delle Letture seguono immediatamente le Lodi si omettono l’orazione seguente e l’introduzione di Lodi e si recita immediatamente il Cantico di Zaccaria.

ORAZIONE

Signore Gesù, che sei venuto a chiamare
non i giusti ma i peccatori,
soccorri e guarisci i tuoi servi colpevoli
con la soavità della tua grazia,
e fa’ che procedano nella vita
con fede certa e su giusto cammino.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.


Quando l'Ufficio delle letture si recita nelle ore notturne o nelle prime del mattino, invece dell'orazione riportata si può sempre dire l'orazione seguente:

Allontana, o Dio, ogni tenebra
dal cuore dei tuoi servi
e dona alle nostre menti la tua luce.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.

CONCLUSIONE

V   Benediciamo il Signore.
R   Rendiamo grazie a Dio.