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IV DOMENICA DOPO PENTECOSTE - anno A

Domenica, 21 giugno 2026

VANGELO STORICO

Introduzione

Si può consultare l’introduzione generale, in Vangelo storico della Prima Domenica di Avvento.

 

Luca e Matteo

Con queste parole (Lc 17, 26 - 30. 33), annotate prima in ebraico nella “relazione” di Matteo e poi tradotte in greco e copiate da Luca nel suo Vangelo, Gesù sta ammaestrando gli ascoltatori sul Regno di Dio.
Usa il linguaggio apocalittico, che serve ad anticipare le “intenzioni di Dio” senza definire che cosa avverrà di preciso. Infatti Gesù lascia pieno spazio alla libertà di ogni persona.
Si riferisce a ogni venuta del Figlio dell’uomo, in ogni manifestazione del suo Regno.
Non dobbiamo pensare che tutto sia limitato al tempo in cui Gesù tornerà come giudice e nemmeno a una “fine del mondo”. Questa è un’affrettata traduzione dell’espressione, ripetuta più volte in Matteo, che in realtà suona: “conclusione dei secoli”. Verrà Gesù stesso a concludere la storia umana. Non sarà un evento catastrofico per castigare il mondo: quale sarebbe infatti, in tal caso, la salvezza e la potenza del Cristo Re dell’universo?
Il linguaggio apocalittico, usato storicamente da Gesù, ha un senso doppio: il male sarà più volte reso inoffensivo e la salvezza sarà manifestata più volte. Giorni d’ira in cui il Cristo Re si manifesterà in modi diversi, non in modo eclatante, per chi vigila e vuole essere colto preparato.
Rivela il senso delle Scritture antiche in riferimento a Gesù stesso e al futuro del Regno di Dio.
Le espressioni apocalittiche di Gesù hanno permesso, ai “molti” che hanno redatto in seguito il Vangelo secondo Matteo, di riunire in un unico discorso queste parole e quelle che riguardano la fine di Gerusalemme. Tuttavia hanno tralasciato l’accenno a Lot e alla distruzione di Sodoma, come se non fosse loro chiaro significato.

 

La traduzione e la completezza

Il significato si comprende meglio, se si tengono presenti anche i versetti dal 31 al 37 e se ne rivede la traduzione:
26Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà anche nei giorni del Figlio dell’uomo: 27mangiavano, bevevano, si ammogliavano, si maritavano, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e fece perire tutti.
28Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; 29ma nel giorno che Lot uscì da Sòdoma piovve fuoco e zolfo dal cielo e fece perire tutti.
30Conforme a queste cose accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si rivelerà.
31In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza, se le sue cose sono in casa, non scenda a prenderle; così chi si troverà nel campo, non torni indietro.
32Ricordatevi della moglie di Lot.
33Chi cercherà di conservare la propria anima la perderà, chi invece la perderà la salverà.
34Vi dico: in quella notte due si troveranno in un letto: l’uno verrà assunto e l’altro lasciato; 35due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l’una verrà assunta e l’altra lasciata».
37Gli chiesero: «Dove, Signore?». Ed egli disse loro: «Dove sarà il corpo, là si raduneranno anche gli avvoltoi».

 

Significati molto diversi

Se ignoriamo gli altri versetti, qui ricordati, rischiamo di comprendere che Gesù chieda di perdere la nostra vita in uno slancio cieco, nella donazione totale agli altri. Nel brano isolato il significato è: “chi è altruista, si salverà” e “il peccato fondamentale è l’egoismo, insito nella natura umana”.
A un tale insegnamento si potrebbe obiettare: e gli altri per chi dovrebbero perdere la loro vita? Gesù vuole forse prospettare un mondo tutto fatto di slancio volontaristico, come lo ha ripensato il filosofo Kant?
In realtà, se teniamo presenti questi versetti, scopriamo che Gesù ci sta parlando della possibilità di essere assunti dal Figlio dell’uomo nel suo Regno. Nel versetto 34 è usato il verbo greco “paralambàno”, che significa specificamente “ricevo, assumo”.
Allora il senso è quasi opposto: “ognuno deve cogliere l’occasione per essere assunto nel Regno di Dio, quando gli viene offerta, senza guardare tanto gli altri; infatti Dio è buono e offrirà anche agli altri un’occasione; chi cerca di entrare personalmente nel Regno offre un esempio, un vantaggio anche agli altri”; inoltre: “il peccato è non fidarsi di Gesù Cristo”.
In quel periodo Gesù stava per assumere un’autorità regale a Gerusalemme, che si sarebbe concretizzata attraverso la sua morte e la sua risurrezione.

 

Non perdere l’occasione

Non si deve indugiare, non si deve perdere l’occasione, perché ogni manifestazione del Figlio dell’uomo avverrà nella vita quotidiana e sarà come un lampo di luce. Chi non sarà ben desto e vigilante si troverà spiazzato e non verrà assunto nel Regno di Dio.
Perciò Gesù ci chiede, come altre volte, di non attaccarci a ciò che ci può impedire di essere assunti. Attaccarci a che cosa? A qualsiasi cosa che abbiamo “in casa” e dobbiamo andare a prendere, come se fosse più importante della grazia, della vita del Regno.
Un’occasione simile non si sa quando né dove si può ripetere. Il versetto 37 si può intendere: “ci sarà stretta relazione tra il momento opportuno e chi ne beneficerà”, quasi che il momento opportuno si presenti quando qualcuno è pronto a trarne beneficio e non per caso o occasionalmente; addirittura quando e dove c’è chi lo desidera ed è ben predisposto. Questi sarà assunto.

 

Potenza del Figlio dell’uomo tra “antico” e “progredito”

La società del tempo del diluvio era malvagia, ma dedita alla vita normale che si conserva e si rinnova nella fatica quotidiana (mangiavano, bevevano, si ammogliavano, si maritavano).
Quella di Sodoma era una società agiata (mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano), “progredita”, che non era nel bisogno e poteva abbandonarsi ai piaceri più strani. Per questo si sarebbe potuta estinguere. Gesù ha pensato proprio al nostro tempo.
La gente del tempo di Noè poteva convertirsi, e la lettera di Pietro (1Pt 3, 19-20) dice: “E in spirito andò ad annunziare la salvezza anche agli spiriti che attendevano in prigione; essi avevano un tempo rifiutato di credere quando la magnanimità di Dio pazientava nei giorni di Noè, mentre si fabbricava l'arca, nella quale poche persone, otto in tutto, furono salvate per mezzo dell'acqua”.
Invece la gente di Sodoma era talmente dedita, anima e corpo, al peccato che non c’era speranza di conversione. Non prendevano moglie né marito, per il fatto che erano omosessuali. Non avevano futuro. Quella società si sarebbe estinta da sola, ma venne anche il giudizio di Dio, per mostrare chiaramente che quel peccato era molto grave, infatti porta alla distruzione dell’umanità:
“Disse allora il Signore: «Il grido contro Sòdoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave. Voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere!»” (Gen 18, 20-21).
Oggi sembra, al contrario, che questo peccato contro il genere umano, che “grida vendetta al cospetto di Dio”, sia una normale espressione della natura.
Proprio in mezzo a società che sembrano perdute, il Figlio dell’uomo viene con potenza ad assumere chi è predisposto.
La chiamata è personale, non si deve cercare di salvare le proprie cose, le persone care, gli altri, rischiando di perdere se stessi. Il Figlio dell’uomo troverà un modo di chiamare personalmente, in modo appropriato, anche loro e le cose non vanno perse.
Non si deve attendere che tutti siano d’accordo, perché si realizzi il Regno di Dio e del suo Cristo. Gesù dà un’indicazione divina: ciascuno deve essere pronto, personalmente, e così il Regno di Dio viene per ciascuno nella sua vita personale. È Dio che dona il Regno, in modo potente e imprevedibile, non sono gli uomini che lo realizzano. Gli uomini possono vivere attivamente le opere del Regno, per meritarlo, dopo essere stati assunti in esso.

 

Dio non tollera il peccato, mentre ha care le persone

Dio non abbandona nessuno, mentre gli uomini non sono in grado nemmeno di convertire i più vicini. È meglio cogliere le occasioni offerte dal Figlio dell’uomo quando, di sua libera iniziativa, si manifesta in qualche modo nello Spirito Santo, con carità verso ciascuno. Impiegherà nel Regno di Dio chi sarà preparato, abbandonerà al “peccato del mondo” chi vorrà “salvare la propria anima” dall’azione dello Spirito Santo.

Giovanni Conforti