Torna alla celebrazione

III DOMENICA DOPO PENTECOSTE

Domenica, 14 giugno 2026

VANGELO STORICO

Introduzione

Si può consultare l’introduzione generale, in Vangelo storico della Prima Domenica di Avvento.

 

Gesù e Nicodemo alla prima lezione ai discepoli

Queste parole (Gv 3, 16-21) sono di Gesù stesso, fanno parte del dialogo con Nicodemo. Questo è il primo dettato del Maestro al discepolo caro. Se così non fosse, ci troveremmo davanti alla pretesa dell’autore del Vangelo secondo Giovanni di dire cose precise e sicure a nome di Dio.
Certamente lo Spirito Santo avrebbe potuto ispirare parole precise di Dio ma, avendo mandato il Figlio nel mondo, perché avrebbe dovuto scavalcarlo e fare scrivere a un uomo parole che si addicono al Figlio?

 

Dignità dell’opera del Figlio

Dio non ha mandato il Figlio a parlare al mondo e a mostrare le opere divine, per quattro anni, soltanto per giudicare e condannare a perdizione il mondo. Che valore avrebbe avuto? Il mondo è già perduto da solo, si sa già giudicare, allontanare dal suo Creatore e condannare da solo.
Invece essere venuto a salvare il mondo, già condannato, perduto, questo è stata opera degna del Figlio di Dio.
Il Padre poteva mandare nel mondo il suo Figlio unigenito per qualcosa di meno?

 

Questione di parole importanti

Traduciamo nel modo più letterale:
16«Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia vita eterna.
17Dio non ha mandato il Figlio nel mondo perché giudichi il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui.
18Chi crede in lui non è giudicato; ma chi non crede è già stato giudicato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
19E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie.
20Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non va alla luce perché non siano svelate le sue opere.
21Ma chi opera la verità va alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

Nel Vangelo di Giovanni sembra che Gesù parli un linguaggio un po’ diverso da quello che appare negli altri Vangeli, e alcuni passaggi sembrano poco legati.
La spiegazione sta in questo:
- Gesù ha dettato realmente in greco queste parole al discepolo Giovanni;
- si devono immaginare frequenti domande poste dall’evangelista a Gesù, che non sono state scritte per modestia e per ragioni di spazio;
- Giovanni era stato, fino a pochi mesi prima, a scuola dai dottori di Gamla, poi aveva seguito Giovanni Battista prima di Gesù.

 

Il giudizio

Giudicare significa guardare dall’alto in basso, non permettere di dialogare e di mettersi dalla parte della giustizia, impedire la vita invece di rinnovarla.
Se si traduce “condannare”, è difficile attribuire questa parole a Gesù Salvatore, se si traduce “giudicare”, come è letteralmente, si intravede dietro le parole di Gesù la sua conoscenza divina della realtà dell’uomo e del mondo.
Ti svegli al mattino e sei preso da timore infinito, perché l’universo immenso non ti risponde, non lo puoi dominare e ti può fare del male; perché la società è complicata e pochi ti vogliono bene, ti senti solo.
Questo è il sentimento naturale di fondo.
Già gli Ebrei, essendo il popolo che ha ricevuto l’alleanza dell’unico vero Dio ma non conoscendolo come Padre, sentono come soluzione la necessità di dominare l’universo e la società.
Gesù Cristo, invece, che è il Figlio di Dio e si è fatto uomo, piccolo nell’universo e solo nella società, ha insegnato da che parte prendere l’universo (partendo da piccole cose) e da che parte prendere la società (partendo dall’avere caro chi ci passa vicino).
Cristo non ha eliminato l’evidente piccolezza e solitudine di ciascuno di noi, le ha vissute egli stesso. La croce ne è il simbolo e la realizzazione più precisa. L’universo ci può schiacciare, fermare; le persone ci possono inchiodare. Ma saremo sempre nelle mani di lui, del Cristo Re che poi è risorto. Nessuno e nulla ci può allontanare da lui e nulla di noi andrà perso, nemmeno un capello, e nulla può schiacciare veramente la vita che il Creatore ha dato agli esseri umani.

 

La grazia della luce

La luce è venuta nel mondo, nella vita pubblica.
La salvezza è, per il mondo, venire alla luce.
La luce è una Persona venuta semplicemente a parlare, ad agire, a dare esempio, a preparare i poteri sacramentali da lasciare alla Chiesa.
«Tutto ciò che è stato fatto era vita in lui, e la vita era la luce degli uomini» (Gv 1, 3-4, ritradotto).
Salvezza: le parole, le opere, l’esempio, i poteri sacramentali di Gesù Cristo danno al mondo la grazia e la verità. Queste consistono in sicurezza incrollabile, benevolenza senza confini, continua e stabile), così che il mondo abbia tutta la sua dignità, e molto altro. Ciò avviene purché si sia fedeli al Cristo Re e non si mescoli ciò che è suo con ideologie solo umane.
La salvezza è chiaramente, in queste parole di Cristo, per la vita terrena e per il mondo, acqua che zampilla in vita eterna.

 

L’originale e la copia

Sembrerebbe che il mondo abbia ben altro da pensare, che abbia ben altri mezzi di salvezza. In realtà ciò che può fare il mondo è parecchio, ma è pallida imitazione del Regno di Dio e del Cristo Re. Pallida imitazione, dettata da invidia e assai spesso deformata.
Infatti prima di Gesù Cristo non c’era nemmeno l’idea di salvezza e, se qualcosa c’era, era l’attenzione a salvare la propria vita dalle minacce degli altri e della natura, l’attenzione a se stessi, mentre la salvezza cristiana è carità.
C’era il mito dell’immortalità, ma nemmeno il sogno di una vita eterna. Gesù invece ha detto, chiaramente e semplicemente, che risusciterà nell’ultimo giorno (della vita personale sulla Terra) chi mangia del pane eucaristico.
Ha promesso “vita eterna”, eternità della vita che inizia dal presente, non “la” vita eterna, estranea alla vita di questo mondo.

 

Via, verità e vita

È lui che ha dato le indicazioni per ottenere salvezza e il modo concreto per ottenerla: è la via, è lui che ha in mano la vita di ciascuno e ne ha cura infinita. L’ha dimostrato quando ha compiuto miracoli fino a far risorgere persone morte. E i Vangeli di Luca e Giovanni certificano questi fatti.
È il Cristo Re che ha dato l’idea precisa della salvezza e della vita eterna, non un sogno o un’aspirazione, ma la verità intramontabile. È stato verità, per esempio, quando ha detto che nemmeno un capello del nostro capo andrà perduto.
È Gesù che ha dato tutto il contenuto della salvezza e della vita eterna: tutta la sua dottrina, il suo esempio e i suoi poteri sacramentali sono la vita.
La salvezza e la vita eterna sono visibili già in questo mondo.

Giovanni Conforti