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III DOMENICA DOPO PENTECOSTE

Domenica, 14 giugno 2026

VOCE GUIDA

Introduzione
Potrebbe ma non vuole fare da solo, Dio: infatti intende l’uomo non solo come destinatario ma come collaboratore della sua opera. Egli desidera affidargliela, affinché il suo agire – sintetizzato nel compito di custodire e di coltivare – sia nella luce della verità e progredisca con le stesse intenzioni e modalità del Creatore.
La visibilità di Gesù e il dono dello Spirito sono decisivi per realizzare il progetto avviato dal Padre: “Dio – rivela Gesù a Nicodemo – ha mandato il Figlio perché il mondo sia salvato per mezzo di lui”. Un totale affidamento a Dio nella conoscenza del bene e del male generi buoni frutti dall’albero della nostra vita.

Atto penitenziale
Fratelli e sorelle, chiamati a camminare nella luce del Signore, rinnoviamo la nostra totale adesione a lui, unico Salvatore del mondo, e con fede manifestiamo il nostro sincero pentimento e riconosciamoci bisognosi della sua infinita misericordia.

Pietà di noi, Signore.
Contro di te abbiamo peccato.

Mostraci, Signore, la tua misericordia.
E donaci la tua salvezza.

Lettura
La creazione dell’uomo è accompagnata da un comando negativo di Dio. Il «no», detto a un solo frutto, dovrebbe consentire ad Adamo di capire che tutto il resto, che non viene proibito, è gratuitamente donato. Adamo fraintende e teme che Dio lo inganni.

Epistola
L’uomo sperimenta una solidarietà nel male, nel peccato di Adamo, ma Paolo annuncia che la solidarietà nel nuovo Adamo è più forte della prima e risulta vittoriosa. Ora la grazia si è manifestata nel mondo e consente a ogni uomo di regnare nella vita.

Vangelo
Dio ha mandato il Figlio nel mondo non per giudicarlo, ma per rivelare quanto lo ami, nonostante il suo peccato. Egli è la luce che ci libera dalle tenebre. Se alla luce preferiamo le tenebre ci condanniamo da noi stessi a vivere nell’oscurità del male.