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L'ESPERIENZA DEL PERDONO RECIPROCO

Pubblicato il 11/08/2026

Due passaggi fondamentali dei riti introduttivi della Messa sono il saluto iniziale del celebrante e l'atto penitenziale. 

L’augurio di Paolo (Ef 3, 14-21) diventa la piattaforma di contenuto per il saluto rivolto all'assemblea. Saluto che rafforza il segno di croce e ne mostra gli effetti, come appare ad esempio nella formula che il Messale ha tratto da 2Cor 13, 13: «La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l'amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi». Charis (grazia), agape (amore) e koinonia (comunione) trinitarie sono augurate alla comunità celebrante; e mentre il sacerdote dice queste parole, le accompagna e le invia all'assemblea con la sottolineatura delle braccia che si allargano. Con le parole riportate dal Messale l'apostolo Paolo concludeva la sua Seconda Lettera ai Corinzi dopo aver detto: «Per il resto, fratelli, state lieti, mirate alla perfezione, incoraggiatevi, state uniti, vivete in pace, e il Dio dell'amore e della pace sarà con voi. Salutatevi a vicenda con un bacio santo. Tutti i santi vi salutano». La passione dell'Apostolo suggerisce il modo con il quale questo saluto possa diventare gesto liturgico per tutti noi, perché alle parole del sacerdote c'è una risposta dell'assemblea - «E con il tuo spirito» - che dimostra di essere ben cosciente dell'impegno ministeriale di chi in quel momento è alla presidenza. Durante la celebrazione tutto ciò si compie con una certa velocità - a volte per la poca concentrazione del celebrante - e le parole e i gesti rischiano di perdersi nell'evanescenza dell'atto. In ogni celebrazione, invece, le singole componenti sono come una perla preziosa che va praticata con cura ed estrema dedizione da parte di tutti. Viene alla mente quell'espressione forte di Gesù: «Non date ai cani le cose sacre, né gettate davanti ai porci le vostre perle» (Mt 7, 6), che dev'essere interpretata non solo nei confronti degli altri ma anche nei nostri confronti: non disprezziamo le cose sacre, non vanifichiamone il valore con la nostra superficialità!
Anche perché subito dopo, e quasi confidenzialmente, il sacerdote invita tutti, lui compreso, a riconoscersi peccatori e bisognosi di quella misericordia del Padre che un attimo prima ha augurato. E per questo lascia una pausa di silenzio perché ognuno, lui compreso, possa riflettere interiormente. A questo punto è ancora più comprensibile quell'«e con il tuo spirito» con il quale i fedeli avevano chiuso il cerchio assembleare senza escludere nessuno.
L'atto penitenziale non è un doppione del sacramento della Riconciliazione, lo sottolinea la formula introduttoria: «Per celebrare degnamente i santi misteri», e poi il Confesso - rivolto a Dio onnipotente e quindi ai fratelli e sorelle - con cui si indicano esaustivamente i peccati «in pensieri, parole, opere e omissioni» mentre ci si batte il petto in una crescente consapevolezza di colpa: «per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa». Ma fin da questo momento - altro segno di inclusione - l'assemblea coinvolge nella supplica «la beata sempre Vergine Maria, gli angeli, i santi» per tornare all'assemblea orante.


di: don Carlo Cibien
da: Credere 36/2024


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