TUTTO NELLA MESSA AVVIENE NEL NOME DELLA TRINITÀ
Pubblicato il 27/07/2026
Facendoci il segno della Croce, ci riconosciamo immersi nell'amore trinitario che ci abita fin dal Battesimo.
Giunti in presbiterio, il sacerdote, il diacono e i ministri salutano l'altare con un profondo inchino. Quindi, in segno di venerazione, il sacerdote e il diacono lo baciano e il sacerdote, secondo l'opportunità, incensa la croce e l'altare» (Ordinamento generale del Messale romano, n. 49). In poche righe il Messale Romano descrive il saluto e la venerazione dell'intera assemblea nei confronti dell'altare attraverso i gesti dei ministri. Quella "pietra" che è l'altare si fa partecipazione della natura al manifestarsi di Cristo "pietra viva". Ogni fedele potrebbe pensare e professare: vedo una pietra, ma colgo la presenza di Cristo, sorgente di salvezza. Ci vuole un po' di cura e di ascolto dello Spirito per cogliere i valori che la Liturgia propone a noi che crediamo. E il canto, che accompagna questi gesti di venerazione, è anche voce e soffio dello Spirito invocato dall'intera assemblea.
Quando non si canta, si proclama l'antifona d'ingresso. E qui - a dispetto dei puristi, i ritualisti ad oltranza - si impone la presenza dei sussidi liturgici, o dei famigerati "foglietti liturgici", senza i quali l'antifona d'ingresso riportata dal Messale non può essere proclamata se non dal solo sacerdote... che però sta facendo altro.
Quando dunque il canto termina, il sacerdote e i fedeli, in piedi, si fanno il segno della Croce. Questo gesto a forma di croce è accompagnato dalle parole tratte dal Vangelo di Matteo riferite al Battesimo: «Gesù si avvicinò e disse agli undici: "A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato"» (Mt 28, 18-20) e concluse con "Amen". È l'unica volta che nel Nuovo Testamento troviamo questa formula; un'altra formula trinitaria simile la troviamo nel saluto conclusivo della Seconda lettera ai Corinzi (13, 13): «La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi», che la liturgia eucaristica ha adottato come saluto al popolo di Dio (cf. Messale Romano). Nella storia dell'arte sacra troviamo collegato iconicamente gesto e parole del segno di Croce nel cosiddetto "Trono di Grazia". Famoso quello di Masaccio nella chiesa di Santa Maria Novella a Firenze.
Quando dunque tracciamo il segno di Croce, noi ci riconosciamo immersi nell'amore trinitario che ci abita fin dal nostro Battesimo e che si è manifestato-storicamente nell'«amare fino alla fine» che ha condotto Gesù, il Figlio, sulla croce, e dal quale è derivato per noi il dono dello Spirito dell'amore del Padre. La Croce prende possesso delle dimensioni dell'intero nostro corpo e ci fa partecipi delle dimensioni dell'amore divino. È l'augurio di Paolo: «... e così siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l'ampiezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità, e di conoscere l'amore di Cristo che supera ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio» (Ef 3, 18-19).
di: don Carlo Cibien
da: Credere 35/2024
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