LA RESPONSABILITÀ DELLE CONFERENZE EPISCOPALI PER LA LITURGIA
Pubblicato il 12/01/2026
Di loro competenza sono la traduzione della Bibbia e dei testi liturgici, l'approvazione dei canti e degli strumenti.
Le Conferenze episcopali devono avere una raffinata conoscenza della cultura del popolo di Dio. Ecco perché l'Ordinamento chiede a loro che nelle traduzioni delle Sacre Scritture per la Liturgia «Si usi un linguaggio che risponda alla capacità dei fedeli e che sia adatto a una proclamazione pubblica, osservando tuttavia ciò che è proprio dei diversi modi di parlare nei libri biblici» (Ordinamento generale del Messale romano, n. 391). Si tratta di tre criteri che richiedono particolari sensibilità in tre diversi campi ed esigono di conseguenza consulenze specifiche.
Ma il lavoro di traduzione non riguarda solo i testi di provenienza biblica. «Spetta inoltre alle Conferenze episcopali preparare con grande diligenza la traduzione degli altri testi, cosicché, nel rispetto anche del carattere proprio di ciascuna lingua, venga reso pienamente e fedelmente il senso del testo originale latino. Nel compiere questo lavoro conviene prestare attenzione ai diversi generi di espressioni che si usano nella Messa, quali le orazioni presidenziali, le antifone, le acclamazioni, i responsori, le invocazioni litaniche, ecc. Si tenga presente che la traduzione dei testi non ha come primo scopo la meditazione, ma piuttosto la proclamazione o il canto nell'atto della celebrazione. Si usi un linguaggio adatto ai fedeli della regione; tuttavia sia dignitoso e dotato di qualità letteraria, ferma restando la necessità di una catechesi sul senso biblico e cristiano di alcune parole ed espressioni» (Ordinamento, n. 392).
Si può facilmente notare che, se per un verso si chiede alla traduzione l'immediatezza della comprensione del testo, per altro verso si invoca la spiegazione/catechesi di parole ed espressioni non comuni nel linguaggio parlato ma fortemente pregnanti nel linguaggio liturgico. Spesso accade che gli stessi sacerdoti dimostrino una certa impreparazione in questo campo e si accaniscano su una traduzione perché a loro giudizio non è felice, mentre è la loro conoscenza della teologia dei testi ad essere limitata e carente.
Poiché il canto ha un ruolo eminente nella celebrazione, ed è parte necessaria e integrale della Liturgia, anche l'approvazione del repertorio dei canti è di competenza delle Conferenze episcopali, ed è loro compito approvare melodie che siano adatte, specialmente per i testi dell'Ordinario della Messa, per le risposte e le acclamazioni del popolo e per i riti particolari che ricorrono durante l'Anno liturgico. È loro competenza, inoltre, giudicare quali forme musicali, quali melodie e quali strumenti musicali sia lecito ammettere nel culto divino, purché siano veramente adatti all'uso sacro o possano adattarvisi» (Ordinamento, n. 393). Inutile aggiungere che anche i testi dei canti devono concorrere, come da tradizione, alla preghiera e al rafforzamento della fede del popolo di Dio. Non sono un modo per esibire la bravura di una corale e dei loro direttori.
di: don Carlo Cibien
da: Credere 22/2024
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