Introduzione

Si può consultare l’introduzione generale, in Vangelo storico della Prima Domenica di Avvento.

Al popolo di Israele

Questo passo evangelico (Mt 22, 15-22), che troviamo anche in Luca e Marco, riporta la sentenza del Cristo Re sulla politica; una sentenza che risulta benevola verso tutti.
Matteo fa notare, più di Luca e Marco, la malizia dei discepoli dei farisei e degli erodiani. Il Vangelo di Matteo si rivolge al cuore del popolo ebreo e dei suoi capi, tiene ben presente la loro cultura e le loro debolezze.
Ma, seguendo l’insegnamento del Maestro, ha cari anche i Romani e tutti i Gentili (le Genti).

Rendete a Cesare quello che è di Cesare…

A prima vista non appare l’universalità della risposta di Gesù, che non è soltanto una battuta intelligente (e come se lo è!) per chiudere la bocca agli avversari.
La giustizia di Gesù valorizza ogni persona.
Valorizza Cesare, che in realtà era Tiberio. Questo imperatore, involontariamente, perdette tre anni di storia, creando la grande confusione che rileviamo nelle datazioni riguardanti il tempo di Gesù.
Ma difese anche la Chiesa che iniziava il suo cammino, come riferisce Tertulliano nell’Apologeticum. Infatti minacciò la condanna a morte per gli accusatori dei cristiani.
Questo è dovuto a Tiberio Cesare.
La possibilità, non solo di ricuperare quegli anni, ma perfino di individuarne la scomparsa, si deve invece proprio alla necessità di rendere a (Gesù, Figlio di) Dio il tributo della verità storica.
Che cosa è avvenuto. Tiberio, dopo aver scoperto che Seiano tramava a suo danno, lo fece uccidere. In seguito a ciò divenne assai sospettoso e si ritirava sempre più spesso a Capri, finché non tornò più a Roma. Nominava perfino i consoli ogni due anni circa.
Tacito, lo storico più vicino al tempo di Tiberio, trascrivendo gli annali di Roma si riferì ai consoli e forse non gli era possibile riferirsi agli anni dalla fondazione dell’Urbe.
In seguito si pensò che, come era sempre avvenuto e sarebbe poi, a ogni nomina di consoli avesse corrisposto un anno dalla fondazione di Roma. Il tal modo tre anni andarono “perduti”.
Soltanto Dione Cassio, scrivendo circa due secoli dopo, accenna all’abitudine di Tiberio di destituire i consoli prima della scadenza del loro mandato o di lasciarli in carica più del tempo del dovuto.

… e a Dio quello che è di Dio

La Chiesa è inserita in tutto questo ambiente costruito dall’opera di “Cesare” e dall’opera di Dio.
Subito risalta, da una parte, l’umiltà e il nascondimento dell’opera di Dio, che però non fallisce. In questi 2000 anni il difetto, citato sopra, dell’opera di Tiberio è rimasto quasi del tutto nascosto.
D’altra parte, c’era e c’è sempre l’urgenza e la concreta presenza dell’opera di “Cesare”, cioè dell’opera politica.
Distinguere il valore delle due parti, oltre la “carne” che “non giova a nulla”, richiede l’esercizio della piena dignità del nostro “spirito”, della nostra intelligenza.
È squisitamente una questione di fede il saper vedere con esattezza il ruolo del Cristo Re e quello affidato da Dio a Cesare, come il ruolo suo specifico e autonomo.

Gesù Cristo, Re della storia

Non si insiste mai abbastanza, proprio per rendere al Cristo Re il tributo che gli spetta, nel far notare che egli conosceva ogni aspetto del futuro.
Da tempo infatti si parla di lui come fosse stato inventato dalla fede dei suoi discepoli, che si potrebbe anche chiamare tranquillamente fantasia, entusiasmo, esaltazione o, al massimo, filosofia.
Secondo me occorre molta precisione nel parlare di “testimonianza di fede”, perché non si faccia confusione e non la si intenda come “mostrare un’immagine convincente del Cristo, reinventando continuamente quello che hanno inventato i discepoli e che la Chiesa ha portato avanti”.
La vera testimonianza dovrebbe essere nei confronti del Figlio di Dio fatto uomo storicamente, come ce lo testimoniano a loro volta i quattro Vangeli. Di conseguenza possiamo testimoniare che ci fidiamo di lui e a lui ci affidiamo, con sicura speranza e attiva carità.

Giovanni Conforti

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